Home > Eventi > Costruire sistemi alimentari resilienti: dagli impegni globali alla rigenerazione locale

Dalla governance globale all’azione locale

Dal 21 al 24 ottobre, la sede della FAO a Roma ha ospitato la 53ª Sessione del Comitato per la Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS), riunendo governi, società civile ed esperti per discutere il futuro della governance alimentare globale.

La sessione plenaria di quest’anno ha lanciato un messaggio chiaro per gli anni a venire: una trasformazione sistemica verso sistemi alimentari locali e resilienti è essenziale per garantire una vera sovranità alimentare. La sessione è stata segnata dai dati allarmanti del rapporto “Lo Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel Mondo” (SOFI) 2025, che ha rivelato che circa 673 milioni di persone nel mondo hanno sofferto di fame cronica nel 2024 — circa l’8,3% della popolazione globale. Un numero record di 2,3 miliardi di persone ha sperimentato insicurezza alimentare nello stesso anno, sottolineando l’urgenza di una trasformazione sistemica.

Il ruolo della società civile e del CSIPM

In tutto il mondo, i piccoli agricoltori — spesso lontani dai centri di potere che regolano il commercio internazionale — producono circa il 70% di tutto il cibo consumato, eppure continuano a sopportare il peso maggiore dei conflitti, delle disuguaglianze e del degrado ambientale. In risposta a questa realtà, è stato istituito il Meccanismo della Società Civile e dei Popoli Indigeni (CSIPM) per portare le voci di coloro che sono più colpiti da insicurezza alimentare, perdita di biodiversità e depauperamento delle risorse all’interno del processo del CFS.

La forza del CSIPM risiede nella sua capacità di unire organizzazioni non profit, comunità rurali e agricole e popoli indigeni nel definire raccomandazioni per politiche alimentari globali. Quest’anno, il meccanismo ha espresso profonda preoccupazione per la “strumentalizzazione del cibo” e l’erosione dei diritti dei popoli indigeni, poiché conflitti e influenza aziendale continuano a privare le comunità della possibilità di vivere dei propri territori.

Attraverso testimonianze, studi di caso e analisi collaborative, il CSIPM ha mostrato come comunità reali — rurali, periurbane e urbane — stiano già guidando la trasformazione sul campo. Il loro lavoro dimostra che la resilienza nasce localmente, nelle relazioni vive tra persone, terra e autogoverno comunitario.

Orientamenti politici: resilienza e responsabilità condivisa

Le raccomandazioni politiche adottate dal CFS sui sistemi alimentari urbani e periurbani rappresentano un passo importante verso questa trasformazione. Esse chiedono il rafforzamento dei sistemi alimentari locali attraverso l’accesso equo a terra, acqua e alloggi; la promozione di economie circolari; e la tutela della salute e dei mezzi di sussistenza. Il CFS ha inoltre riconosciuto il ruolo centrale dei governi locali e ha sottolineato che le comunità devono essere dotate di strumenti finanziari equi e accessibili per garantire indipendenza e resilienza.

Come evidenziato dal rapporto del Comitato di esperti di alto livello (HLPE), il futuro del cibo non risiede nell’agroindustria controllata dalle multinazionali, ma nell’agricoltura su piccola scala, nella partecipazione comunitaria e nella governance locale — sistemi che nutrono sia le persone che gli ecosistemi, invece di sfruttarli.

Collegare le realtà locali alle politiche globali

È quindi essenziale rafforzare il legame tra le realtà locali e gli spazi di politica globale, assicurando che le esperienze di sovranità alimentare, agroecologia e rigenerazione comunitaria informino i processi decisionali a ogni livello.

Navdanya International, in linea con CSIPM, continua il suo lavoro per colmare questi livelli — portando nei dialoghi politici internazionali il sapere vivente delle comunità che stanno rigenerando i propri territori attraverso educazione partecipativa e custodia collettiva.

Negli anni, le iniziative comunitarie all’interno dei consigli alimentari urbani e periurbani hanno stimolato la partecipazione cittadina, i mercati locali e l’educazione agroecologica. Attraverso programmi di formazione, campagne di sensibilizzazione e il percorso educativo Ecoculturae, Navdanya International collega le raccomandazioni politiche globali a pratiche comunitarie concrete, promuovendo la sovranità alimentare dal basso.

Il ruolo di Navdanya International: collegare le esperienze locali e la politica globale

In questo contesto più ampio, Navdanya International mira a contribuire al processo del CFS non in modo istituzionale, ma attraverso relazioni — fondate su esperienze vissute e apprendimento condiviso tra continenti. Il nostro lavoro nasce dal terreno: dalle comunità che coltivano biodiversità, rigenerano i suoli e riallacciano i legami tra cibo, cultura e territorio. Queste esperienze alimentano i dialoghi politici internazionali, offrendo prove pratiche di come si costruisca la resilienza.

Allo stesso tempo, tramite la partecipazione attiva al Meccanismo della Società Civile e dei Popoli Indigeni (CSIPM) e ai forum politici internazionali, Navdanya International contribuisce a riportare i quadri globali al livello delle comunità — traducendoli in strategie locali per la sovranità alimentare e la democrazia ecologica. In questa prospettiva, spazi politici globali come il CFS diventano sia specchi che amplificatori dell’esperienza comunitaria.

Attraverso i nostri programmi, lavoriamo per connettere il locale al globale e il globale al locale. Con Terrae Vivae ed Ecoculturae, coltiviamo sistemi alimentari rigenerativi e alfabetizzazione ecologica che riflettono direttamente l’enfasi del CFS sui sistemi alimentari urbani e periurbani. I mercati contadini, i programmi di formazione per i giovani e i consigli alimentari partecipativi stanno diventando modelli di come le comunità possano progettare i propri percorsi verso la sicurezza alimentare e l’adattamento climatico.

Nel frattempo, le collaborazioni internazionali di Navdanya International — dal sostegno alla difesa del mais nativo in Messico e ai movimenti per la sovranità alimentare dei popoli indigeni come il Wild Salmon Caravan in Columbia Britannica, fino all’impegno per la protezione della biodiversità alla COP16 — estendono questi stessi principi a livello globale. Attraverso tali partenariati, miriamo a dimostrare come i movimenti locali possano plasmare il discorso globale su clima, biodiversità e sistemi alimentari.

Intessendo insieme queste dimensioni — educazione, advocacy, dialogo politico e azione comunitaria — Navdanya International alimenta una rete vivente di scambio e rigenerazione. Il nostro lavoro aiuta a garantire che i principi dell’agroecologia e della sovranità alimentare non restino confinati in risoluzioni e rapporti, ma si incarnino nelle pratiche quotidiane delle comunità in tutto il mondo.

La resilienza, in questa visione, non è un esito politico ma un processo di relazione, reciprocità e rigenerazione — una co-creazione tra le persone e la Terra.

Da Terrae Vivae alla rigenerazione globale

Questo impegno continuo si incarna nel programma “Terrae Vivae” di Navdanya International — una rete vivente di comunità rigenerative che promuovono transizioni agroecologiche. Insieme al suo braccio educativo, “Ecoculturae”, l’iniziativa coltiva alfabetizzazione ecologica, partecipazione giovanile e empowerment comunitario come fondamenti della resilienza.

Mentre il CFS e il CSIPM hanno lanciato il nuovo filone di lavoro sui Sistemi Alimentari Resilienti, Navdanya International continuerà a contribuire a questo processo portando avanti le conoscenze di “Terrae Vivae” ed “Ecoculturae” — mostrando come pratica agroecologica, partecipazione comunitaria ed educazione ecologica creino resilienza non solo nei sistemi alimentari, ma anche nel tessuto sociale e culturale che li sostiene. Queste esperienze radicate offrono prove tangibili di come le comunità rigenerino i propri ecosistemi mentre difendono il diritto al cibo, alla terra e alla biodiversità.

In questa visione condivisa, “Terrae Vivae” rappresenta più di un programma: è un’espressione vivente del futuro che il CFS cerca di coltivare — un futuro in cui azione locale e politica globale coevolvono, radicate nella cura, nella reciprocità e nella democrazia della Terra. Collegando la conoscenza locale all’advocacy globale, Navdanya International dimostra che la resilienza comincia nelle comunità — e che il cibo, in ultima analisi, non è una merce ma un bene comune.