Home > Notizie > i nostri articoli > L’agricoltura ha bisogno di scienza: quale scienza?

Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo
Array
(
    [en] => Array
        (
            [code] => en
            [id] => 1
            [native_name] => English
            [major] => 1
            [active] => 0
            [default_locale] => en_US
            [encode_url] => 0
            [tag] => en
            [missing] => 0
            [translated_name] => Inglese
            [url] => https://navdanyainternational.org/agriculture-needs-science-but-which-science/
            [country_flag_url] => https://navdanyainternational.org/wp-content/plugins/sitepress-multilingual-cms/res/flags/en.png
            [language_code] => en
        )

    [it] => Array
        (
            [code] => it
            [id] => 27
            [native_name] => Italiano
            [major] => 1
            [active] => 1
            [default_locale] => it_IT
            [encode_url] => 0
            [tag] => it
            [missing] => 0
            [translated_name] => Italiano
            [url] => https://navdanyainternational.org/it/lagricoltura-ha-bisogno-di-scienza-quale-scienza/
            [country_flag_url] => https://navdanyainternational.org/wp-content/plugins/sitepress-multilingual-cms/res/flags/it.png
            [language_code] => it
        )

    [es] => Array
        (
            [code] => es
            [id] => 2
            [native_name] => Español
            [major] => 1
            [active] => 0
            [default_locale] => es_ES
            [encode_url] => 0
            [tag] => es
            [missing] => 0
            [translated_name] => Spagnolo
            [url] => https://navdanyainternational.org/es/la-agricultura-necesita-ciencia-cual-ciencia/
            [country_flag_url] => https://navdanyainternational.org/wp-content/plugins/sitepress-multilingual-cms/res/flags/es.png
            [language_code] => es
        )

    [fr] => Array
        (
            [code] => fr
            [id] => 4
            [native_name] => Français
            [major] => 1
            [active] => 0
            [default_locale] => fr_FR
            [encode_url] => 0
            [tag] => fr
            [missing] => 1
            [translated_name] => Francese
            [url] => https://navdanyainternational.org/fr/agriculture-needs-science-but-which-science/
            [country_flag_url] => https://navdanyainternational.org/wp-content/plugins/sitepress-multilingual-cms/res/flags/fr.png
            [language_code] => fr
        )

    [de] => Array
        (
            [code] => de
            [id] => 3
            [native_name] => Deutsch
            [major] => 1
            [active] => 0
            [default_locale] => de_DE
            [encode_url] => 0
            [tag] => de
            [missing] => 1
            [translated_name] => Tedesco
            [url] => https://navdanyainternational.org/de/agriculture-needs-science-but-which-science/
            [country_flag_url] => https://navdanyainternational.org/wp-content/plugins/sitepress-multilingual-cms/res/flags/de.png
            [language_code] => de
        )

    [pt-br] => Array
        (
            [code] => pt-br
            [id] => 43
            [native_name] => Português
            [major] => 0
            [active] => 0
            [default_locale] => pt_BR
            [encode_url] => 0
            [tag] => pt-br
            [missing] => 1
            [translated_name] => Portoghese, Brasile
            [url] => https://navdanyainternational.org/pt-br/agriculture-needs-science-but-which-science/
            [country_flag_url] => https://navdanyainternational.org/wp-content/plugins/sitepress-multilingual-cms/res/flags/pt-br.png
            [language_code] => pt-br
        )

    [el] => Array
        (
            [code] => el
            [id] => 13
            [native_name] => Ελληνικα
            [major] => 0
            [active] => 0
            [default_locale] => el
            [encode_url] => 0
            [tag] => el
            [missing] => 1
            [translated_name] => Greco
            [url] => https://navdanyainternational.org/el/agriculture-needs-science-but-which-science/
            [country_flag_url] => https://navdanyainternational.org/wp-content/plugins/sitepress-multilingual-cms/res/flags/el.png
            [language_code] => el
        )

    [ca] => Array
        (
            [code] => ca
            [id] => 8
            [native_name] => Català
            [major] => 0
            [active] => 0
            [default_locale] => ca
            [encode_url] => 0
            [tag] => ca
            [missing] => 1
            [translated_name] => Catalano
            [url] => https://navdanyainternational.org/ca/agriculture-needs-science-but-which-science/
            [country_flag_url] => https://navdanyainternational.org/wp-content/plugins/sitepress-multilingual-cms/res/flags/ca.png
            [language_code] => ca
        )

)

di Salvatore Ceccarelli

Negli ultimi tempi il pubblico in generale, ma quello degli agricoltori in particolare, è stato bombardato dal messaggio secondo il quale l’agricoltura ha bisogno di scienza per affrontare le sfide del futuro tra cui il cambiamento climatico e sfamare una popolazione mondiale in continua crescita.

È lecito chiedersi di quale scienza di parli.

Infatti una scienza, l’ecologia, ci dice che ad una maggiore diversità corrisponde una maggiore produttività (quindi sfamare il mondo) e una maggiore resilienza (quindi capacità di riprendersi dalle conseguenze degli eventi legati al cambiamento climatico) [i].

L’importanza della diversità è sottolineata da un’altra scienza, quella medica, la quale sottolinea l’importanza della diversità della dieta per un sano microbiota intestinale da cui dipende sia la nostra salute fisica (difese immunitarie) e quella mentale (ansietà, depressione, disagio mentale giovanile e adolescenziale, disagio alimentare) [ii]. Una indicazione, quella medica, difficile da mettere in pratica visto che dietro al nostro cibo c’è un’agricoltura basata sull’uniformità.

Questo è il risultato di una profonda contraddizione nel mondo scientifico a proposito di biodiversità: una contraddizione tra la scienza che sostiene l’importanza della biodiversità per la sicurezza alimentare e quindi per la salute ma anche per la resilienza, e un’altra scienza, il miglioramento genetico, che negli ultimi circa 100 è andato quasi esclusivamente verso l’uniformità.

Da questo punto di vista, e indipendentemente dalle eventuali differenze di natura tecnica, OGM e prodotti delle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) rappresentano l’espressione più moderna dell’uniformità come obiettivo del miglioramento genetico.

Quindi il recente dibattito se i prodotti delle NGT siano o non siano OGM, sebbene legalmente rilevante, ha distolto l’attenzione dal fatto che dal punto di vista biologico entrambi soffrono della stessa fondamentale debolezza e cioè che sono evolutivamente perdenti e in quanto tali rendono gli agricoltori, soprattutto quelli biologici, più vulnerabili.

Infatti, la principale debolezza degli OGM e dei prodotti delle NGT, è che essi ignorano un principio biologico fondamentale e cioè il Teorema Fondamentale della Selezione Naturale.

Questo principio, formulato quasi 100 anni fa, dice che quando l’ambiente che circonda degli organismi viventi cambia (ricordiamo che gli insetti, i funghi che causano le malattie delle piate e le erbe infestanti sono organismi viventi), quegli organismi, se hanno sufficiente diversità, evolvono, perché soltanto quelli capaci di adattarsi al nuovo ambiente sopravvivono e si riproducono.

I trattamenti chimici o la coltivazione di un OGM o di un prodotto di NGT resistente cambiano l’ambiente che circonda insetti, funghi ed erbe infestanti così come gli antibiotici cambiano l’ambiente che circonda i batteri che causano malattie nell’uomo i quali sviluppano resistenza causando un problema di importanza globale.

È importate sottolineare che non è il trattamento chimico o l’OGM o il prodotto NGT o, nel caso dei batteri, l’antibiotico a causare la resistenza: la resistenza è già presente come parte della diversità di quegli organismi, i quali la sfruttano, evolvendosi, nel momento del bisogno.

La patologia e l’entomologia (altre scienze) ci dicono da tempo che qualsiasi meccanismo di protezione contro un parassita delle colture, sia essa genetica o chimica, può essere descritto come instabile o stabile e gli OGM e le NGT appartengono alla categoria di soluzioni instabili al problema della protezione contro i parassiti ed è per questo che contribuiscono ad aumentare anziché a diminuire l’incertezza degli agricoltori nel futuro già incrinata dal cambiamento climatico.

La letteratura scientifica è ricca di articoli che documentano l’evoluzione della resistenza da parte degli organismi che OGM e NGT, l’ultimo dei quali apparso a febbraio di quest’anno e pubblicato da 12 Università di cui 10 americane, documenta la perdita della resistenza di un OGM di mais a un insetto in ben 10 stati della corn belt negli USA [iii].

In conclusione OGM e NGT sono soluzioni temporanee che favoriscono la comparsa di infestanti, insetti e funghi resistenti e quindi creano ulteriore vulnerabilità nel mondo agricolo minando la sovranità dei semi e di conseguenza quella alimentare.

Al contrario l’uso della biodiversità, raccomandata da gran parte della scienza[iv], e attuata con l’uso di colture diverse, con la consociazione e con la coltivazione di miscugli e popolazioni (una scienza vecchia di quadi 100 anni), offre nelle mani degli agricoltori una soluzione durevole perché impedisce lo sviluppo di infestanti, insetti e funghi resistenti, e soprattutto una soluzione non brevettabile.

Nonostante le evidenze scientifiche, la narrazione prevalente sui presunti vantaggi delle NGT fa molta presa su un pubblico che per larga parte ignora la complessità della relazione tra il DNA e l’espressione finale di caratteri importanti come la resistenza alla siccità, la capacità di tollerare gli eventi legati al cambiamento climatico e le stesse resistenze a malattie, insetti e erbe infestanti, una relazionein cui l’ambiente gioca sempre un ruolo importante, un ruolo che per molti caratteri è addirittura più grande di quello del DNA.

È quindi urgente divulgare quanto più estesamente possibile quanto l’ecologia, la medicina e la stessa genetica molecolare ci insegnano sull’importanza dell’agrobiodiversità non solo come lo strumento più economico e più efficace per contrastare il cambiamento climatico ma anche per creare un rapporto virtuoso tra agricoltura, cibo e salute, non solo nostra ma anche del pianeta.

È anche urgente far sapere che dietro a quella narrazione così attraente su cosa si può ottenere mettendo le mani sul DNA, ci sono molte cose non dette, taciute anche ai politici i quali quindi dovrebbero far parte di quel pubblico a cui far giungere la voce che non è quella la scienza di cui l’agricoltura ha bisogno.


L’ articolo è tratto dal Rapporto di Navdanya International:

Seeds of Resistance: GMO Deregulation and Grassroots Mobilization,

di cui è disponibile una sintesi esecutiva in italiano

Semi di resistenza. Deregolamentazione degli Ogm e mobilitazione popolare – Sintesi Esecutiva


Riferimenti:

[i] Renard, D, Tilman D. 2019. National food production stabilized by crop diversity. Nature 571: 257-260. https://doi.org/10.1038/s41586-019-1316-y

[ii] Heiman, ML, Greenway FL. 2016. A healthy gastrointestinal microbiome is dependent on dietary diversity. Mol Metab. 5 (5): 317-320

[iii] Ye Z, DiFonzo C, Hennessy DA, Zhao J, Wu F, Conley SP, Gassmann AJ, Hodgson EW, Jensen B, Knodel JJ, McManus B, Meinke LJ, Michel A, Potter B, Seiter NJ, Smith JL, Spencer JL, Tilmon KJ, Wright RJ, Krupke CH. 2025

Too much of a good thing: Lessons from compromised rootworm Bt maize in the US Corn Belt. Science, 387 (6737): 984-989. doi: 10.1126/science.adm7634. Epub 2025 Feb 27

[iv] Ceccarelli S, Grando S, 2022. Return to agrobiodiversity: participatory plant breeding. Diversity 14:126 https://doi.org/10.3390/d14020126

Salvatore Ceccarelli è stato professore associato di Risorse genetiche e successivamente professore ordinario di Miglioramento genetico presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia fino al 1987.Dal 1980 al 2011 ha lavorato presso l’International Center for Agricultural Research in Dry Areas (ICARDA) ad Aleppo, Siria, dove è stato pioniere del miglioramento genetico partecipativo per aumentare rese, biodiversità e resilienza climatica in paesi come Siria, Giordania, Algeria, Etiopia, Eritrea, Yemen e Iran.Più recentemente ha promosso il miglioramento genetico evolutivo per restituire il controllo dei semi alle comunità contadine e attualmente contribuisce a diversi progetti di selezione evolutiva in Italia.È inoltre membro del consiglio di Navdanya International fin dalla sua fondazione.


L’Extraterrestre, settimanale ecologista de Il Manifesto, 15 gennaio 2025 | Fonte

La scienza di cui l’agricoltura ha bisogno

Negli ultimi tempi il pubblico in generale, e gli agricoltori in particolare, è stato bombardato dal messaggio secondo il quale l’agricoltura ha bisogno di scienza per affrontare le sfide tra cui il cambiamento climatico e sfamare una popolazione mondiale in continua crescita. Di quale scienza di parla?

Ce lo chiediamo perché una scienza, l’ecologia, dice che ad una maggiore diversità corrisponde una maggiore produttività (quindi sfamare il mondo) e una maggiore resilienza (quindi capacità di affrontare il cambiamento climatico).

Anche la scienza medica sottolinea l’importanza della diversità della dieta per un sano microbiota intestinale da cui dipende la nostra salute fisica e quella mentale tra cui il disagio mentale giovanile e il disagio alimentare. Come avere una dieta diversificata se dietro al cibo c’è un’agricoltura basata sull’uniformità?

Nel caso della biodiversità c’è una profonda contraddizione tra la scienza che ne sostiene l’importanza per la sicurezza alimentare, la salute e la resilienza, e il miglioramento genetico, che negli ultimi 100 anni è andato quasi esclusivamente verso l’uniformità. E sia i vecchi che i nuovi Ogm rappresentano l’espressione più moderna dell’uniformità come obiettivo del miglioramento genetico.

Quindi il recente dibattito se i prodotti delle Tea (o Tecniche di Evoluzione Assistita, termine usato solo in Italia) siano o no Ogm, legalmente rilevante, ha evitato di dire che dal punto di vista biologico entrambi soffrono della stessa debolezza e cioè che sono evolutivamente perdenti e quindi rendono gli agricoltori più vulnerabili. Sono evolutivamente perdenti perché ignorano il Teorema Fondamentale della Selezione Naturale, principio secondo cui quando l’ambiente che circonda gli organismi viventi cambia, essi, se hanno sufficiente diversità, evolvono, perché soltanto quelli capaci di adattarsi al nuovo ambiente sopravvivono e si riproducono.

I trattamenti chimici, gli Ogm e i Tea cambiano l’ambiente che circonda con insetti, funghi ed erbe infestanti i quali evolvono perché solo quelli resistenti sopravvivono.

Altre scienze (patologia e entomologia) hanno previsto da tempo tutto ciò e quindi Ogm e Tea aumentano anziché diminuire l’incertezza degli agricoltori nel futuro già incrinata dal cambiamento climatico.

La letteratura scientifica è ricca di articoli che documentano l’evoluzione della resistenza da parte degli organismi verso gli Ogm, confermando che Ogm e Tea favoriscono la comparsa di infestanti, insetti e funghi resistenti e quindi minano la sovranità dei semi e quella alimentare.

Al contrario, l’uso della biodiversità, raccomandata da gran parte della scienza, e attuata per esempio con la coltivazione di miscugli e popolazioni (una scienza vecchia di quasi 100 anni), offre una soluzione non brevettabile e durevole perché impedisce lo sviluppo di infestanti, insetti e funghi resistenti.

Nonostante le evidenze scientifiche, la narrazione prevalente sui presunti vantaggi delle Tea fa presa su chi ignora la complessità della relazione tra il Dna e caratteri importanti come la resistenza alla siccità, la capacità di tollerare gli effetti del cambiamento climatico e le resistenze a malattie, insetti e erbe infestanti, una relazione in cui l’ambiente gioca un ruolo importante, in molti casi più grande di quello del Dna. È quindi urgente far sapere che scienze come l’ecologia, la medicina e la stessa genetica molecolare dicono che la soluzione è la biodiversità, come lo strumento più economico e più efficace per contrastare il cambiamento climatico ma anche per creare un rapporto virtuoso tra agricoltura, cibo e salute, non solo nostra ma anche del pianeta.

È urgente far sapere che dietro a quella narrazione così attraente ci sono molte cose non dette, taciute anche ai politici i quali quindi dovrebbero far parte di quel pubblico a cui far sapere che non è quella la scienza di cui l’agricoltura ha bisogno.

Il testo è tratto dal Rapporto di Navdanya International «Semi di resistenza. Deregolamentazione degli Ogm e mobilitazione popolare».