Home > Publications > Latest, Rapporti, Recenti > Semi di Resistenza – Deregolamentazione degli OGM e mobilitazione popolare

Attraverso i continenti, l’assalto coordinato da parte di governi e grandi multinazionali alla biosicurezza si sta intensificando, mentre interessi potenti promuovono la deregolamentazione degli organismi geneticamente modificati (OGM) e delle nuove tecniche di gene editing (NGT). Questa tendenza globale smantella regolamenti essenziali, privatizza la governance dei nostri sistemi alimentari e sostituisce la valutazione pubblica del rischio con l’autoregolamentazione corporativa. In aperta opposizione, si sta levando un’ondata potente di resistenza popolare. Guidata da agricoltori, popoli indigeni e movimenti della società civile, questa mobilitazione globale mette in discussione la narrazione secondo cui le tecnologie genetiche siano il futuro inevitabile dell’alimentazione, ridefinendo il conflitto come una lotta politica fondamentale su chi controlla i nostri semi, il nostro cibo e il nostro futuro ecologico.

Il dibattito è alimentato da due narrazioni profondamente contrastanti. Da un lato, esponenti dell’industria e dei governi descrivono la deregolamentazione come essenziale per “innovazione” e “resilienza climatica”, rinominando le nuove tecniche genomiche come “precise” e “simili al naturale” per ottenere un rapido ingresso sul mercato con una supervisione minima. In netto contrasto, questo rapporto raccoglie un’impressionante mole di prove scientifiche che evidenziano i rischi profondi di questa agenda. Viene messo in luce come la deregolamentazione sia veicolo di un controllo aziendale sempre più accentuato e di nuove forme di biopirateria digitale: i dati genetici dei beni comuni vengono brevettati tramite le informazioni di sequenza digitale (DSI), senza nemmeno lasciare il laboratorio. In modo cruciale, in assenza di un consenso scientifico internazionale sulla sicurezza di OGM e NGT, il rapporto dettaglia come tecniche come CRISPR possano eludere i meccanismi naturali di riparazione e generare impatti imprevedibili sul metabolismo delle piante, come dimostra il caso del pomodoro GABA, confutando direttamente le affermazioni dell’industria sulla precisione.

“Semi della Resistenza” propone un’analisi globale approfondita di queste dinamiche, con casi di studio da America Latina, Asia, Africa, Oceania ed Europa. Il rapporto illustra come il “modello Argentina” – un quadro regolatorio ormai replicato su scala mondiale che esenta le colture editate dal gene da tutte le normative di sicurezza OGM e di etichettatura se non contengono DNA estraneo – venga sfruttato per accelerare l’acquisizione aziendale. Al tempo stesso documenta il notevole successo della resistenza dal basso. Ciò include vittorie storiche come la riforma costituzionale del Messico, che sancisce per legge il mais nativo come patrimonio bioculturale nazionale, e la sospensione giudiziaria della commercializzazione di Golden Rice e melanzana Bt nelle Filippine, un trionfo legale per agricoltori e sostenitori della sovranità alimentare. Questi esempi rivelano uno scenario profondamente polarizzato, dove il potere delle corporations incontra una sofisticata resistenza guidata dalle comunità.

In definitiva, questo rapporto mostra che la lotta sugli OGM è una battaglia per difendere la vita stessa dalla mercificazione. Si tratta di proteggere i semi come antenati viventi e il bene comune culturale – l’eredità di millenni di selezione contadina – dal rischio di essere ridotti a mera proprietà intellettuale brevettata. Più di un’analisi del problema, questo lavoro è una forte testimonianza delle alternative resilienti e vitali che già fioriscono nei campi di tutto il mondo. Dimostra come l’agroecologia e i sistemi di semi gestiti dalle comunità offrano vera resilienza, favoriscano la biodiversità e garantiscano la sovranità alimentare.

Immagine di copertina: Sara Filippi Plotegher

Aggiornamento di dicembre 2025

Nel dicembre 2025, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio in trilogo su nuove norme per le cosiddette nuove tecniche genomiche, creando un sistema a due livelli che distingue tra le piante “NGT 1”, trattate come equivalenti alle varietà convenzionali, e le piante “NGT 2”, che restano sottoposte all’attuale regime OGM. Per le NGT 1, l’accordo eliminerebbe in larga misura gli obblighi di valutazione preventiva del rischio, tracciabilità ed etichettatura, mentre le NGT 2 resterebbero soggette alle norme sugli OGM e consentirebbero agli Stati membri di escludersi dalla loro coltivazione [1]. L’intesa è ancora in attesa dell’approvazione finale da parte di Parlamento e Consiglio ed è già stata denunciata da organizzazioni contadine, del biologico, ambientaliste e dei consumatori in tutta Europa, che hanno chiesto ai legislatori di respingere o modificare sostanzialmente il testo, poiché rappresenta una grave minaccia per la sovranità alimentare, l’autonomia sementiera e il principio di precauzione [2].

[1] Consiglio dell’Unione Europea. Nuove tecniche genomiche: Consiglio e Parlamento raggiungono un accordo per aumentare la competitività e la sostenibilità dei nostri sistemi alimentari. 4 dic. 2025, https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2025/12/04/new-genomic-techniques-council-and-parliament-strike-deal-to-boost-the-competitiveness-and-sustainability-of-our-food-systems/
[2] “L’accordo per la deregulation dei nuovi OGM va bocciato nelle aule.” Navdanya International, 4 dic. 2025, https://navdanyainternational.org/it/laccordo-per-la-deregulation-dei-nuovi-ogm-va-bocciato-nelle-aule/

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