Il primo quadrimestre del programma Terrae Vivae ha visto la partecipazione delle ragazze e dei ragazzi dell’Istituto Tecnico Agrario paritario Salvo D’Acquisto di Bracciano. Un passaggio importante per il programma, considerando che i formatori di Navdanya si rivolgono, per la prima volta e dopo due anni di esperienza con i PCTO liceali, ad un istituto tecnico agrario. Professionisti del futuro a cui si intende offrire un’approfondita conoscenza delle tecniche agroecologiche che, attraverso le loro consulenze, potranno un giorno essere recepite ed adottate da sempre più agricoltori.
Per far comprendere ai partecipanti che quanto stanno apprendendo ha un’immediata applicazione pratica, si è prediletto un approccio esperienziale. In continuità con la filosofia educativa di Navdanya, l’apprendimento non è stato concepito come semplice trasmissione di nozioni, ma come un processo vivo che parte dall’esperienza diretta e dal contatto con il territorio. Il rischio che i ragionamenti della lezione in classe diventino parole al vento è infatti alto e allora, per quanto possibile, via lavagne e presentazioni. L’uscita in azienda, una scheda tecnica, la prova della vanga. E soprattutto, nessuna cattedra fra gli studenti e la natura. Il suolo diviene così un’aula a cielo aperto: uno spazio in cui osservare, toccare, annusare, confrontare campioni diversi, far emergere domande e collegare ciò che si vede in campo con i temi tecnici affrontati in classe.

Il lavoro è stato costruito in forma laboratoriale e partecipativa, alternando momenti di indagine sul campo, discussioni in gruppo e restituzioni collettive, in modo che gli allievi, futuri operatori del settore agricolo, potessero mettere in gioco il proprio sguardo, le proprie conoscenze e la propria esperienza. Questo tipo di approccio, basato sul “learning by doing” e sullo scambio tra pari, mira a trasformare concetti astratti come fertilità, biodiversità o rigenerazione in pratiche reali, legate a luoghi, persone e decisioni concrete. Lungo il percorso, gli studenti sono stati accompagnati a identificare le sfide che vedono nell’agricoltura di oggi e a confrontarsi su cosa significhi coltivare in modo rigenerativo. E’ in questo modo che è finalmente possibile guardare al suolo con occhi nuovi e riconoscere nell’agroecologia una possibilità concreta, non solo un concetto astratto.
In una delle attività, i partecipanti sono stati divisi in gruppi, distribuiti in punti diversi di un campo, di un pascolo o di un bosco, liberi di esplorare, curiosare, improvvisare. Con la supervisione dei formatori, l’interesse iniziale si è trasformato in osservazione visiva, sensoriale, olfattiva. Gli studenti hanno potuto osservare e analizzare la differenza fra i vari strati in base al colore, all’umidità, all’odore, alla consistenza. C’è chi incontra i lombrichi, chi trova i funghi, chi analizza l’humus. È in questa fase che è possibile identificare le differenze fra un suolo vivo, in salute, e un terreno arido, in stadio avanzato di desertificazione. È la condizione in cui versa il 75% dei terreni agricoli nel Sud Europa con tassi di concentrazione di carbonio organico inferiori al 2% e quindi ad alto rischio di desertificazione. Le uscite nelle aziende agricole permettono di fare esperienza diretta delle tecniche con cui è possibile non solo tutelare, ma anche rigenerare la fertilità del suolo. I ragazzi hanno potuto così osservare una rigenerazione della materia organica nel terreno fino al 6% attraverso l’utilizzo del pascolo razionale.

Per comprendere appieno l’importanza che possono rivestire le tecniche agroecologiche, è stata impostata una simulazione di consulenza tecnica. Agli studenti, futuri tecnici agrari, è stato chiesto di compiere un esercizio di logica, un’analisi tecnica con l’obiettivo di emanciparli dal pensiero convenzionale e stimolarli al ragionamento ecologico.
Alla fine del percorso, è stata proposta una simulazione di commissione tecnica: un agricoltore o un’agricoltrice, in diversi settori produttivi, presenta la sua azienda e i problemi che riscontra a livello produttivo, gestionale e finanziario. Sulla cattedra, una serie di schede informative sulle principali tecniche agroecologiche. E’ così che, dopo aver fatto un’analisi delle problematiche, i ragazzi possono consultare le schede, fare i loro ragionamenti e proporre soluzioni ecologiche all’agricoltore.
L’esercizio ha permesso di dare contesto alle pratiche, ma soprattutto di stimolare lo spirito di ragionamento. Il risultato è stato che molti gruppi hanno trovato più soluzioni a singoli problemi, portando implicitamente il ragionamento su un piano complesso e sistemico, rifuggendo da un approccio convenzionale riduzionista. Imparare a riconoscere un suolo vivo significa anche iniziare a immaginare forme diverse di agricoltura e di comunità: è da qui che può germogliare un’altra idea di futuro.