Home > Notizie > i nostri articoli > Piu’ trasparenza nel processo di approvazione dei pesticidi in Europa

Pesticidi, effetti deriva e cocktail, contaminazione, avvelenamenti, malattie e inquinamento. Le denunce da parte dei produttori agricoli, dei residenti delle campagne e dei consumatori sembrano aver creato una piccola ma importante crepa nel muro alzato da lobbisti industriali a protezione dei lauti guadagni delle grandi aziende produttrici di fitofarmaci. Nel dicembre scorso la PEST (la Commissione speciale pesticidi istituita nel febbraio del 2018) ha presentato il piano per incrementare la sicurezza nella procedura di approvazione dei pesticidi che è stato approvato con 23 voti favorevoli contro 5 sfavorevoli ed una astensione. Un piccolo passo nella giusta direzione considerando che gli europarlamentari hanno riconosciuto il diritto dei cittadini a una maggiore trasparenza nella procedura di autorizzazione dei pesticidi.

Il PEST, infatti, ha richiesto il libero accesso al pubblico agli studi utilizzati nella procedura di approvazione, incentivi all’innovazione per prodotti sostenibili, una revisione indipendente e scientifica degli studi sulla cancerogenicità del glifosato, l’inclusione della tossicità di lungo periodo nei processi di valutazione. Si tratta di punti essenziali così come confermato il co-relatore dei verdi europei Bart Staes: “Richiediamo che ci sia trasparenza totale sugli studi che vengono utilizzati per la valutazione, per renderli più indipendenti e basati su evidenze scientifiche, per evitare conflitti di interessi, per testare a fondo le sostanze attive, per testare accuratamente i pesticidi, inclusi gli effetti cumulativi e per avviare misure di gestione del rischio più effettive”.

La relazione verrà sottoposta al voto dell’Assemblea plenaria durante la sessione plenaria del Parlamento europeo del 14-17 Gennaio a Strasburgo.

LE RICHIESTE DELLA SOCIETA’ CIVILE

La relazione del PEST rappresenta un passaggio chiave considerando le denunce e gli scandali a cui l’opinione pubblica ha dovuto assistere agli ultimi anni, dai Monsanto Papers all’esposizione delle procedure di valutazione delle agenzie preposte basate sugli studi delle stesse compagnie e produttrici. Una materia su cui si sono espressi, con titolo e senza titolo, numerosi accademici. Ma anche i più accesi fiancheggiatori delle grandi aziende produttrici non hanno potuto convincere l’opinione pubblica su un punto fondamentale: il processo di approvazione deve basarsi su una valutazione indipendente e non può non tener conto dei numerosi conflitti di interesse presenti nel settore.

Già in Ottobre, diverse organizzazioni della società civile quali Pesticide Action Network (PAN) Europe, ClientEarth, Corporate Europe Observatory (CEO), Health and Environment Alliance (HEAL), Global 2000 (Austria), Generations Futures (France) e Justice Pesticides (France) hanno dato vita ad una Coalizione europea (Citizens for Science in Pesticide Regulation-Cittadini per la scienza nel controllo dei pesticidi) per porre all’attenzione degli europarlamentari le gravi carenze del sistema europeo di valutazione del rischio di pesticidi e fitofarmaci.

Il 31 Ottobre 2018, la Coalizione ha lanciato un Manifesto, disponibile in otto lingue europee, per sensibilizzare i legislatori europei e richiedere un’urgente riforma del sistema di valutazione del rischio, oltre a proporre soluzioni concrete ai limiti delle attuali previsioni normative. Tra le priorità indicate nel Manifesto figurano:

  • Porre in primo piano la salute pubblica, l’ambiente e l’agricoltura sostenibile;
  • Garantire che i decision-makers si affidino a dati completi, pubblici, aggiornati e liberi dalle influenze dell’industria;
  • Abilitare i decision-makers, la società civile e la comunità scientifica per controllare l’integrità e l’efficacia della politica.

Il Manifesto è stato sottoscritto da più di 130 ONG europee, tra cui Navdanya International, parte della Coalizione.

Un gruppo di esperti, membri della coalizione, ha inoltre redatto un documento (A White Paper: Ensuring a higher level of Protection from pesticides in Europe), disponibile in inglese e francese, che sottolinea tutti i limiti tecnici dell’attuale sistema di valutazione del rischio e propone delle alternative che siano in grado di rendere tale processo trasparente, libero dalle interferenze dei colossi dell’agroindustria e da conflitti d’interesse.

La votazione favorevole della Commissione sulla relazione redatta dai membri del PEST, è stata accolta con favore dall’opinione pubblica e dalle organizzazioni della società civile, in quanto in linea, seppur non in toto, con molti dei punti critici sottolineati dal Manifesto.

In vista della plenaria del Parlamento europeo del 14-17 Gennaio, la Coalizione ha predisposto di inviare lettere aperte agli europarlamentari per supportare la proposta. Tradotte in dieci lingue, le lettere sono già state inviate a tutti i rappresentanti permanenti degli stati membri nel Parlamento Europeo.

ANCHE L’EFSA DEVE CAMBIARE

Ma la Relazione del PEST non è l’unico passo nella giusta direzione. La Commissione europea per l’ambiente e la salute ha infatti approvato, nel Novembre scorso, una nuova proposta per richiedere maggiore trasparenza e migliore prevenzione dei rischi all’Organismo di vigilanza alimentare dell’Ue, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Anche in questo caso la richiesta principale è quella di pubblicare le ricerche scientifiche prima dell’approvazione di un prodotto destinato al mercato.

La pubblicazione del Manifesto Food for Health (Cibo per la salute) da parte di Navdanya International, l’organizzazione presieduta da Vandana Shiva, aveva, nei mesi scorsi, messo in risalto la fallacia delle attuali procedure di approvazione dei fitofarmaci immessi sul mercato. Una voce che si aggiunge a quelle di tanti produttori e comuni cittadini che vedono ogni giorno la loro salute minacciata da prodotti che solo sulla carta risultano sicuri. La diffusione capillare dell’informazione, la crescita e l’organizzazione della protesta sembrano cominciare a portare i primi promettenti risultati. Nella consapevolezza che si tratta di un primo significativo passo verso l’obiettivo di un mondo completamente libero da sostanze tossiche e di un’agricoltura finalmente sostenibile, rispettosa dei diritti del pianeta, del clima e delle persone.