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Di Marta Gatti – Osservatorio Diritti, 14 settembre 2017

I suicidi dei contadini generano problemi sociali in tutta la comunità, come spiega a Osservatorio Diritti, Ruchi Shroff, direttrice di Navdanya International.

Dodicimila contadini si suicidano in India ogni anno strangolati da debiti e altre questioni relative alla produzione agricola. Tra i responsabili c’è anche il cambiamento climatico, che ha portato alla morte di 60.000 agricoltori in 30 anni. Sul banco degli imputati c’è il sistema economico agricolo del paese.

Dal 2013, ogni anno, 12.000 contadini indiani si suicidano. A dare queste cifre da capogiro sono fonti ufficiali. Secondo i dati del National Crime Record Bureau  del ministero dell’Interno indiano, tra contadini e lavoratori agricoli, nel 2015 si sarebbero tolte la vita 12.600 persone, il 9% del totale dei suicidi nel Paese. Le vittime sono in netta maggioranza uomini, tra i 30 e i 60 anni, in piena età produttiva.

L’analisi del National Crime Record Bureau delinea anche le cause principali che spingono i contadini a compiere il gesto estremo: la bancarotta o l’indebitamento, nel 38% dei casi, e questioni relative alla produzione agricola, per il 19%.

Secondo le statistiche del ministero, più della metà dei contadini che si toglie la vita è un piccolo produttore o un proprietario di terre “marginali”, da meno di un ettaro. In India l’agricoltura rappresenta ancora la principale fonte di reddito per la maggioranza della popolazione, e contribuisce al 14% del Pil. Il ministero dell’Interno attribuisce l’indebitamento e la bancarotta a un’agricoltura caratterizzata da piccoli proprietari, dipendente dalle precipitazioni e arretrata dal punto di vista tecnologico.

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I suicidi dei contadini generano problemi sociali in tutta la comunità, come spiega a Osservatorio Diritti, Ruchi Shroff, direttrice di Navdanya International, un’associazione internazionale nata in India e presieduta dalla scienziata e attivista Vandana Shiva:

«Spesso la famiglia allargata non riesce a occuparsi della vedova e dei figli, che finiscono per strada senza terra e senza casa».

L’organizzazione si occupa proprio di dare sostegno alle vedove donando loro dei semi per poter dare vita a piccoli orti e a cooperative di produzione. Come spiega la direttrice, si tratta spesso di famiglie a rischio malnutrizione e esclusione sociale a causa dell’insicurezza alimentare e della mancanza di attività generatrici di reddito.

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