Home > Eventi > Webinar “Rigenerazione per la Resilienza Climatica” – Punti salienti

Il 29 ottobre 2021, Navdanya International ha ospitato un evento online “Rigenerazione per la resilienza climatica – La COP26 si affiderà ancora a false soluzioni?”, con Vandana Shiva, presidente di Navdanya International, André Leu – direttore di Regeneration International, ed ex presidente di IFOAM – Organics International; e Tom Newmark – co-fondatore e presidente di The Carbon Underground. In vista dell’imminente COP26, questa discussione si è concentrata su come una vera rigenerazione ecologica e culturale basata sulla biodiversità sia necessaria per costruire la resilienza climatica per il futuro.

Ruchi Shroff, direttrice di Navdanya International, ha aperto la discussione illustrando come l’incessante sfruttamento delle risorse della Terra ci abbia portato sulla strada del possibile e irreversibile cambiamento climatico, insieme all’erosione della biodiversità e all’estinzione delle specie.

In nome della soluzione della crisi climatica, le grandi multinazionali, le industrie e i vari gruppi lobbistici stanno promuovendo tutta una serie di soluzioni tecnologiche inefficaci, costose, non testate e talvolta pericolose, che negano completamente il potere della natura di rigenerarsi, tentando di sostituire tecnologicamente quei processi naturali che essi stessi stanno distruggendo. Consentendo alle imprese di poter continuare a inquinare, creando allo stesso tempo i nuovi mercati del carbonio. Invece possiamo scegliere di percorrere una strada diversa, che riconosca il ruolo centrale dei sistemi alimentari nella costruzione della resilienza climatica e nella rigenerazione del pianeta, e che operi in sintonia con la natura e i suoi processi naturali di riciclaggio del carbonio che costituiscono il fondamento di ogni forma di vita.

Tom Newmark ha puntualizzato come già 15 anni fa gli scienziati climatici dicevano che sarebbe stato impossibile rispettare il budget di carbonio previsto dal protocollo di Kyoto senza una drammatica reimmaginazione dell’uso del territorio a livello mondiale. Nel 2009, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore aveva articolato le teorie dell’agricoltura rigenerativa e del ripristino del suolo come strategia di mitigazione del clima nel suo libro “Our Choice: A Plan to Solve the Climate Crisis”. Inoltre, nel 2013, una raccolta davvero importante di documenti – chiamata “Wake Up Before It’s Too Late” venne pubblicata dalla Commissione delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo, come monito e chiamata all’azione sull’opportunità dell’agricoltura rigenerativa.

Nonostante ciò, il più recente rapporto dell’IPCC non ha prestato alcuna attenzione all’opportunità dell’agricoltura rigenerativa e alla reimmaginazione del nostro rapporto con la Madre Terra. Quindi la domanda è: perché questo fallimento? La teoria di Tom a riguardo è che, anche nella comunità scientifica, c’è ancora un’enorme mancanza di comprensione della relazione tra il nostro pianeta e i nostri suoli con la regolazione dell’equilibrio necessario alla Madre Terra per sostenere la vita. Come ha spiegato nel suo articolo “Don’t Call Mother Nature a Sink!“, forse il termine stesso sink è problematico. Il suolo non è un bacino. O una vasca da bagno. Il carbonio che scorre attraverso la rete suolo-cibo non va “dentro” una vasca. Quello che il suolo è, invece, è un tessuto vivente che cresce o si contrae a seconda di come viene nutrito o sollecitato. Se smettessimo di pensare al nostro pianeta come se fosse semplicemente questo inerte serbatoio fisico che si riempie e poi non ha più capacità, ma invece reimmaginassimo e creassimo una nuova relazione con Madre Terra considerandola ancora un’atleta nel fiore degli anni, e se dessimo a Madre Terra e ai nostri suoli la cura e il trattamento che meritano, ecco come potremmo integrare nel tessuto vivente di Madre Terra miliardi di tonnellate di carbonio ogni singolo anno.

Andre Leu ha condiviso una serie di dati che mostrano come l’ultima volta che si sono avute concentrazioni di CO2 pari a 380 parti per milione (ppm) nel mondo, sulla base di prove di 3,0-3,5 milioni di anni fa, le temperature erano da 5 a 16 C più alte [Rohling et al., Nature], e il livello del mare era da 20 a 30 metri più alto. Se si osserva la misurazione dell’anidride carbonica atmosferica registrata quest’anno al Mauna Loa Atmospheric Baseline Observatory del NOAA, nel maggio 2021, si nota che la media mensile ha raggiunto il picco di 419 ppm, che è il livello più alto dall’inizio delle misurazioni iniziate 63 anni fa. Risulta evidente come la situazione stia peggiorando nonostante l’accordo di Parigi alla COP21 del 2015. I livelli di CO2 stanno aumentando da 2 a 3,3 ppm all’anno, il che significa che raggiungeremo un numero vicino a 500 ppm, considerando l’obiettivo di Parigi di Emissioni “Net Zero” entro il 2050. Ci troviamo di fronte al superamento di molteplici punti critici di un cambiamento climatico catastrofico.

Tenendo conto di questo, il fatto è che “Net Zero” non è sufficiente – dobbiamo andare in negativo. Per essere in grado di andare in negativo, dobbiamo iniziare ad incanalare il carbonio nel suolo. I suoli, dopo gli oceani, possono contenere enormi quantità di carbonio. Più di 2700 Gt di carbonio sono immagazzinati nei suoli di tutto il mondo, che è 3 volte la quantità di carbonio di tutte le foreste e dell’atmosfera messe insieme. Dunque, sembrerebbe la cosa più logica rimuovere il CO2 dall’atmosfera e metterlo nel suolo – dove e’ utile. Una sfida facilmente affrontabile attraverso le pratiche dell’agricoltura rigenerativa. Nel suo nuovo libro “Growing Life – Regenerating Farming & Ranching“, Andre Leu esplora i fondamenti dell’agricoltura rigenerativa, compresi i passi specifici e collaudati concepiti per coltivare cibo sano, proteggendo al contempo le nostre risorse naturali come acqua pulita, suolo e aria.

Dobbiamo comprendere il principio di base della fotosintesi, che utilizza l’energia del sole e porta l’anidride carbonica e l’acqua nella vita delle piante per creare “le molecole della vita”. Circa il 95-98 per cento della biomassa di una pianta è composta da queste molecole, ottenute attraverso la luce del sole, l’acqua e la CO2. Le piante poi sintetizzano zuccheri, aminoacidi e altri composti di carbonio dal glucosio. Circa il 30% dei composti di carbonio sono secreti attraverso le radici della pianta per alimentare il microbioma del suolo. Questo è chiamato il percorso del carbonio liquido, o il “dono del carbonio”. Nei sistemi di agricoltura rigenerativa, non abbiamo più “erbacce”. Abbiamo colture di copertura che gestiamo, al fine di fornire nutrienti al microbioma del suolo, in modo che le nostre colture edibili possano crescere su un terreno fertile. Possiamo usare questa conoscenza per gestire il nostro modo di coltivare, per smettere di usare input chimici esterni e iniziare invece a lavorare con la biologia e i sistemi viventi.

Vandana Shiva ha sottolineato l’importanza della distinzione tra il carbonio vivo, che è l’elemento costitutivo della vita, e il carbonio morto, fossile. Il termine “decarbonizzazione” in voga nei dibattiti sul clima in corso, è quindi superficiale e pericoloso e sta portando a false soluzioni alla crisi climatica. Solo 200 anni fa il carbonio morto ha cominciato ad essere estratto ed è diventato uno dei fondamenti della civiltà occidentale, che vedeva come inferiori anche quelle culture che invece avevano scelto di vivere secondo le leggi della natura. Queste popolazioni sono ora tra le più colpite dagli eventi climatici estremi, mentre le persone che hanno causato il problema continuano a trovare il modo di trarre profitto dall’inquinamento.

Il trattato sul clima del 1992 avrebbe dovuto comportare sia una riduzione delle emissioni da parte di coloro che inquinano, sia una giustizia climatica per cui coloro che inquinano siano ritenuti responsabili. Però, poi, a Copenaghen nel 2009, la discussione sul clima è stata ridotta al commercio di carbonio, permettendo agli inquinatori di continuare a inquinare attraverso la creazione del mercato del carbonio e dei crediti del carbonio. Gli stessi gruppi di interesse che hanno spinto i paesi ad accettare una dipendenza dal carbonio morto attraverso criteri di “sviluppo” basati sull’uso dei combustibili fossili e dei loro derivati, stanno ora cercando di promuovere una varietà di false soluzioni. Una spinta che vedremo prendere piede al COP26 di Glasgow nelle prossime settimane.

In totale negazione del potere e del potenziale delle piante e del suolo vivente di riciclare il carbonio e raffreddare il pianeta, vengono portate avanti false soluzioni come la geoingegneria. La geoingegneria ha lo scopo di cambiare artificialmente il clima e può essere implementata solo su larghissima scala, quindi qualsiasi effetto collaterale o conseguenza indesiderata avrebbe un impatto devastante a livello globale. Un’altra soluzione proposta è la tecnologia altamente inefficiente della cattura del carbonio, che arriverebbe a costare più di 5 miliardi di dollari all’anno per riuscire a rimuovere tutte le emissioni annuali di carbonio prodotte dall’umanità. Tra le soluzioni tecnologiche, c’è anche il cibo artificiale, che viene pubblicizzato come ecosostenibile e viene proposto come soluzione alla crisi climatica, ma che viene prodotto con tecniche elaborate di alterazione delle proteine di piselli, soia o mais, coltivati in monocolture e con l’uso di pesticidi tossici e spesso anche ogm. Per quanto riguarda l’obiettivo ” Net Zero”, esso prevede nuove condizionalità e un sistema di certificazione globale, attraverso il quale gli inquinatori possono costringere le comunità locali in un ulteriore schema di “commercio del carbonio” e “agricoltura del carbonio”, che permette loro di “riparare” o compensare l’inquinamento da loro prodotto appropriandosi dei territori e delle foreste. Un ulteriore accaparramento di terre che, come abbiamo potuto osservare in numerose occasioni, comporta spesso lo “sfratto” delle popolazioni indigene e dei piccoli agricoltori. Ecco come “Net Zero” è diventato un modo intelligente per perpetuare il commercio di carbonio, che viene definito da Nnimmo Bassey “la schiavitù del carbonio” e dai popoli indigeni “il colonialismo del carbonio”.

In considerazione di ciò, è importante non smettere di resistere e sostenere un approccio trasformativo basato sull’agroecologia, che – come pratica di agricoltura rigenerativa – rappresenta una pietra miliare del necessario cambio di paradigma per costruire la resilienza climatica rigenerando il nostro pianeta, la nostra biodiversità, le nostre comunità locali, la nostra salute e la nostra democrazia.

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Vandana Shiva. Il suolo è vivente, è la pelle di Madre Natura

Di Carlotta Garancini – Lifegate, 5 novembre 2021 | Fonte

Nei giorni della Cop26, l’attivista indiana Vandana Shiva torna a parlare di agricoltura rigenerativa e tutela del suolo e della biodiversità come antidoto alla crisi climatica.

L’intensificazione della fotosintesi, la tutela della biodiversità, la produzione biologica: sono queste, secondo l’attivista indiana Vandana Shiva, le strade da seguire per contrastare i cambiamenti climatici. La presidente di Navdanya International ne ha discusso, durante il webinar Regeneration for climate resilience che ha anticipato la Cop26, con André Leu, direttore di Regeneration international ed ex presidente di Ifoam (International federation for organic agriculture movement), e con Tom Newmark, cofondatore e presidente di The carbon underground.

Per i tre esperti “solo una rigenerazione ecologica e culturale basata sulla biodiversità può costruire resilienza climatica per il futuro; non i cibi coltivati in laboratorio, non i biocarburanti, non i crediti di carbonio, perché queste soluzioni ignorano completamente la natura e le sue capacità rigenerative tentando di sostituire tecnologicamente i processi naturali che hanno distrutto e creando nuove opportunità per l’industria dei combustibili fossili di continuare a inquinare”.

Il suolo non è solo un serbatoio (sink) di CO2, ma è tessuto vivente (skin) della Terra 

Il suolo è il più grande immagazzinatore di carbonio dopo l’oceano, tuttavia non possiamo limitarci a trattarlo solo come un enorme serbatoio. “Il processo di immagazzinamento del carbonio nel suolo non funziona come il riempimento di una vasca da bagno – ha spiegato Tom Newmark che nella sua fattoria biologica Finca Luna Nueva pratica agricoltura rigenerativa producendo cibo nutriente, rigenerando suolo e contrastando il cambiamento climatico  – È necessario far crescere nuovo terreno come un tessuto vivente sano, coltivare molto per immagazzinare molto e farlo più velocemente possibile. Se riserviamo a Madre Natura e al suolo la cura e il trattamento che meritano, possiamo integrare nel loro tessuto miliardi di tonnellate di carbonio ogni anno”.

Secondo Andre Leu,“ è logico rimuovere la CO2 dall’atmosfera e trasferirla nel suolo che la utilizza per rigenerarsi”. Nel suo libro Growing life: regenerating farming and ranching, Leu esplora i fondamenti dell’agricoltura rigenerativa per coltivare cibo sano, proteggendo al contempo le risorse naturali come acqua pulita, suolo e aria. “L’agricoltura rigenerativa è stata praticata con successo dimostrando che la soluzione al cambiamento climatico esiste. Dobbiamo solo estenderla”. Al termine “sink” riferito al suolo, Vandana Shiva preferisce quello di “skin”: “Il suolo è vivente, è la pelle di Madre Natura. E il carbonio è la molecola della vita. Per questo un suolo sano può essere il nostro più grande alleato nel guarire il Pianeta e nutrire il mondo”.

L’agricoltura rigenerativa per favorire il sistema naturale di cattura del carbonio

Da sempre Vandana Shiva sostiene la pratica dell’agricoltura rigenerativa contro un sistema alimentare industriale globalizzato ingiusto e insostenibile che causa la fame nel mondo e contribuisce ai cambiamenti climatici: “Ogni essere vivente ha un sistema di regolazione del metabolismo. Se mangiamo cibo spazzatura, il nostro sistema metabolico genera disordini come diabete e obesità. Allo stesso modo vedo i cambiamenti climatici come un disturbo metabolico della Terra causato da una dieta spazzatura a base di combustibili fossili”.

“L’ingegneria climatica non è la soluzione, la cattura di CO2 è insufficiente”, continua. La fotosintesi, invece, è la sofisticata tecnologia di cattura del carbonio della natura che sfruttando l’energia del sole e l’anidride carbonica nell’atmosfera ci dona cibo e ossigeno. “Dobbiamo tornare alla terra e proteggere la biodiversità per coltivare la vita”.

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