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Vivere in campagna non è mai stato così pericoloso: 25mila firme per dire No ai pesticidi


Di Manlio Masucci, Navdanya International – L’Extraterrestre, il manifesto, 27 dicembre 2018 | Fonte

C’era una volta la campagna, un luogo ameno e incontaminato dove rifugiarsi, dove trovare sollievo dal caos e dall’inquinamento della città. C’era una volta, perché oramai anche questa possibilità di fuga e riconciliazione con la natura sembra essere preclusa. Le campagne, a causa dell’agricoltura moderna ad alto input chimico, sono ormai più inquinate delle città e i suoi abitanti vivono nel terrore delle continue irrorazioni di agenti nocivi. “Siamo tutti ostaggi dell’agricoltura industriale e siamo costretti a vivere barricati dentro casa con le finestre chiuse nel terrore di mandare i nostri bambini a giocare all’aperto”. E’ questa la denuncia di Renato Bottiglia, residente nell’Agro Pontino e moderatore del gruppo Facebook da oltre 65 mila membri “No pesticidi”.

Bottiglia ha appena consegnato ai rappresentanti delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato, le parlamentari Sara Cunial e Silvia Benedetti e il senatore Saverio De Bonis, una petizione firmata da 25 mila persone per chiedere maggiori tutele per le popolazioni rurali che vivono nelle vicinanze delle coltivazioni. Le richieste, presentate in occasione di una conferenza stampa alla Camera dei deputati, si concentrano sul rispetto delle distanze di sicurezza e sull’obbligo di avvisare i residenti prima di ogni trattamento ma il messaggio alla politica risulta ancora più forte e chiaro: oltre ai lavoratori del settore e ai consumatori, anche le persone che vivono in contesti rurali cominciano a essere consapevoli dei danni provocati all’ambiente e alla salute umana da un certo tipo di agricoltura altamente sovvenzionata dallo Stato.

La mobilitazione degli abitanti delle zone rurali rappresenta allora l’inevitabile risposta a una conoscenza sempre più diffusa sui reali effetti di pesticidi e fertilizzanti chimici sulla nostra salute. E la protesta cresce, come confermano le firme della petizione che provengono da tutto il paese: dalle piantagioni di fragole della Basilicata ai meleti della Val di Non, dalle coltivazioni dei pomodori Pachino in Sicilia ai noccioleti del viterbese, dalle vigne del prosecco in Veneto alla tabacchicoltura nella Val Tiberina e alle serre di zucchine nell’Agro Pontino. Un piccolo esercito di “invisibili” che è pronto a far sentire la propria voce per reclamare il diritto a una vita sana a riparo da quel cosiddetto effetto “deriva” che li minaccia quotidianamente: le molecole di principio attivo irrorate raggiungono l’obiettivo solo in minima parte disperdendosi successivamente nell’ambiente, inquinando aria, acqua, suolo e minacciando così la salute dei residenti.

A suffragare le richieste dei residenti delle aree rurali, anni di ricerche scientifiche che spesso non trovano la strada della grande informazione. Patrizia Gentilini dell’Isde, Medici per l’ambiente, conferma i rischi per la salute umana: “Parliamo di una forma di esposizione cronica – sottolinea l’oncologa durante la conferenza stampa – che mette tutte le persone a rischio, soprattutto donne in gravidanza e bambini; i pesticidi sono uno dei più importanti fattori di rischio per le malattie non trasmissibili, fra cui malattie cardiovascolari, diabete, Parkinson, cancro, linfomi, leucemie e melanomi; fra gli effetti più gravi documentati ci sono i danni cognitivi che comportano una spesa di 194 miliardi di euro nella sola Europa”. In Italia, in particolare, la situazione risulta essere molto grave grazie a un consumo crescente e a una legislazione poco stringente: “Negli ultimi tre anni – conclude la Gentilini – sono state concesse 176 deroghe a sostanze vietate mentre l’aumento del consumo di pesticidi nel nostro paese, già fra i primi in Europa, è aumentato del 7,8%”.

Ed è proprio sulla legislazione che si concentra l’attenzione degli operatori del settore, come conferma Maria Grazia Mammuccini, portavoce della coalizione Stop Glifosato: “I residenti sono esposti ancora di più rispetto agli agricoltori che utilizzano attrezzature di sicurezza durante le irrorazioni; nel 2019 deve essere approvato il nuovo Piano d’azione nazionale sull’uso dei pesticidi (Pan) ed è quindi ora il momento di agire per chiedere le distanze di sicurezza e lo stop dei contributi pubblici per chi avvelena le nostre campagne”. Il nuovo Pan desta però le stesse preoccupazioni di sempre: “Si tratta di un processo poco trasparente – conferma Franco Ferroni del WWF – condotto da un comitato scientifico che sembra dettare legge al di sopra del Parlamento; i parlamentari devono chiedere conto e spingere i Ministeri competenti a una revisione coerente del Pan”.


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