Articolo pubblicato originariamente su Terra Nuova, dicembre 2025
Giovani, natura e comunità nel programma Terrae Vivae di Navdanya International, dove l’apprendimento esperienziale diventa strumento di rigenerazione ecologica e sociale. I progetti pilota nell’alto Lazio, nell’area del lago di Bracciano.
Una passeggiata nel bosco
“È la prima volta che faccio una passeggiata nel bosco ed è stato bellissimo: non avevo idea che il suolo fosse vivo! Dovremmo imparare a rispettare la natura e i suoi cicli, rinunciando a una parte del nostro profitto per costruire una terra migliore in cui vivere”.
Parole di un normale studente quindicenne che, all’interno del programma Terrae Vivae, assumono un significato preciso: l’apprendimento esperienziale può essere la chiave per sviluppare una comprensione profonda della natura e della società, favorendo processi di rigenerazione comunitaria basati sull’interdipendenza tra esseri umani e ambiente.
Terrae Vivae è un programma promosso da Navdanya International, organizzazione fondata da Vandana Shiva, nato per accompagnare la transizione da modelli estrattivi a sistemi rigenerativi fondati su resilienza, saperi locali e interconnessione. La formazione rappresenta il primo tassello di un percorso ampio che supporta sensibilizzazione, partecipazione attiva e sviluppo di competenze pratiche, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza delle comunità riallacciando il legame con i territori.

I progetti pilota sono stati avviati oltre due anni fa nella zona del lago di Bracciano, nell’alto Lazio, ottenendo da subito riconoscimento e sostegno. Il programma offre alle scuole secondarie e agrarie della zona un percorso di alfabetizzazione ecologica, Ecoculturae, che pone l’esperienza diretta al centro della rigenerazione comunitaria.
La direttrice di Navdanya International, Ruchi Shroff, ci spiega l’importanza del coinvolgimento dei giovani: “Spiegare ai ragazzi che l’apprendimento non avviene solo in aula è il primo passo per riconoscere le dimensioni emotive, sociali ed ecologiche della sostenibilità. Un bisogno che emerge dall’osservazione del contesto: nel monitoraggio iniziale circa l’80% degli intervistati non conosceva la parola agroecologia e quasi nessuno sapeva quale fosse la coltura dominante della propria area”.
Una sorpresa? Non proprio. Basti pensare agli adolescenti che ogni giorno vanno a scuola con lo sguardo fisso sullo smartphone e, una volta tornati a casa, si immergono subito in un computer o nella televisione.
“Per questo”, continua Ruchi Shroff, “i primi esercizi del corso riguardano movimento e osservazione. Il semplice atto di camminare e osservare il paesaggio diventa rivoluzionario, perché offre ai ragazzi l’occasione di disconnettersi dal mondo virtuale e riconnettersi alla realtà. È il primo passo verso il pensiero critico, cui si affiancheranno gradualmente strumenti di analisi e comprensione”.
Apprendere in (e con) tutti i sensi
Il bosco è bello, il bosco è vivo. Per molti giovani visitare un’area boschiva o agroecologica rappresenta un’esperienza completamente nuova. “Essere fuori e toccare la natura ha reso l’apprendimento reale: potevo vederlo e capirlo con i miei occhi”, ci racconta una studentessa, introducendo un ulteriore aspetto del percorso esperienziale di Terrae Vivae. Se la passeggiata nel bosco ha aperto le porte a una nuova dimensione dell’apprendere, rivelando che la terra non è materia inerte ma un organismo vivo, l’attivazione di tutti i sensi porta i ragazzi ancora più lontano.
“Gli studenti”, spiega la direttrice, si sentono immersi nell’esperienza educativa: ascoltano suoni, percepiscono profumi, osservano forme e colori, avvertono la vita che li circonda. Toccare la materia viva della natura ristabilisce un legame dimenticato con la terra e ricorda che ne siamo parte, non antagonisti. Il passo successivo è comprendere come l’uomo possa viverla in armonia, tutelandola e valorizzandola. I formatori hanno il compito di facilitare questo processo di ri-connessione, che avviene in modo fluido e naturale, ognuno con i propri tempi”.
Le attività appaiono infatti pensate per condurre gradualmente gli studenti a scoprire la natura ed a imparare da essa. “Attraverso l’analisi di campioni d’acqua”, prosegue Shroff, “i ragazzi indagano lo stato di salute delle risorse idriche. Costruendo rifugi per uccelli e arnie per api comprendono l’importanza di ogni essere vivente. I laboratori sul riconoscimento delle erbe spontanee mostrano che nulla in natura è superfluo: alcune piante contrastano i parassiti, altre sono utili per alimenti, oli o rimedi. Ciò che appariva come semplice verde anonimo si rivela un mosaico ricco di sfumature e di storia agricola. Dare un nome e un ruolo alle piante ridefinisce anche il modo in cui guardano gli spazi quotidiani”.

Nei workshop artistici all’aperto, i ragazzi utilizzano elementi naturali: rami, foglie secche, fango, trasformandoli in strumenti creativi. “Non mi ero mai resa conto che ci fossero così tante piante attorno a noi, né che avessero una storia”, racconta una partecipante. “Raccoglierle e disegnarle ha cambiato il mio modo di guardare il mondo. Attività, giochi e laboratori mi hanno fatto capire cose che non avrei mai imparato solo leggendo”.
Oltre ai laboratori, gli studenti vengono messi a contatto con il lavoro agricolo. Osservano, apprendono e, in alcuni casi, partecipano attivamente alle attività produttive di aziende agroecologiche partner. “I ragazzi”, ci spiega Eva Rizzo, insegnante e referente del PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) del liceo scientifico Vian di Bracciano, “sono entusiasti di conoscere il loro territorio e vivere esperienze di contatto diretto con chi lavora ogni giorno nel rispetto degli ecosistemi locali”. In aziende come Le Bricchiette e Orto di Clapi imparano i cicli di semina e raccolto direttamente dagli agricoltori; in caseifici agricoli come Faraoni e Gentili collaborano alla produzione del formaggio, comprendendo il valore del benessere animale. “Dopo questa esperienza”, afferma uno studente, penso che biodiversità significhi anche collaborazione tra essere umano e natura, un rapporto di aiuto reciproco”.
Secondo Ruchi Shroff il percorso formativo dimostra che “l’apprendimento cognitivo diventa molto più efficace quando i partecipanti sono coinvolti attivamente. La partecipazione accresce motivazione e impegno, permettendo di connettersi con l’oggetto di studio a un livello più profondo. La combinazione di osservazione, discussione e creatività rende il sapere tangibile e memorabile”.

Decostruire il piatto, rigenerare la natura
Toccare, annusare, ascoltare. Gustare. Uno dei maggiori ostacoli da superare è l’abitudine a consumare cibo preconfezionato dal basso valore nutrizionale e dall’elevato contenuto di additivi. Andare oltre il monopolio dei cibi spazzatura standardizzati per scoprire alternative salubri e gustose prodotte localmente è una delle sfide del programma.
Sono proprio le merende e i pranzi in azienda che permettono agli studenti di assaporare alimenti freschi e genuini: il cibo diventa una storia vivente che connette ecosistemi, comunità e scelte individuali. La produzione alimentare locale acquista valore, mentre l’agricoltura biologica esce dall’anonima nicchia dei supermercati per assumere un ruolo centrale nella tutela della salute delle persone e del pianeta.
E’ a partire dall’esperienza dell’Università della Terra di Navdanya in India che collegare la dimensione locale e globale è considerato parte fondamentale dei programmi formativi così come ci spiega la presidente dell’organizzazione, Vandana Shiva: “I nostri percorsi nascono su uno specifico territorio, ma mirano a stabilire un modello replicabile in altre regioni, Paesi e continenti. Il processo di appropriazione dei nostri sistemi alimentari e distributivi è infatti in atto in tutto il mondo”.
Un collegamento fondamentale per comprendere quanto sia essenziale diffondere iniziative di questo tipo. Sul sito dell’organizzazione, parte del Comitato di Sicurezza Alimentare della FAO (CFS), si legge: “In risposta alle dinamiche della globalizzazione e al declino delle economie locali, Terrae Vivae promuove la democratizzazione del cibo, restituendo potere decisionale e autonomia a comunità e produttori. Qui produrre cibo significa condividere, creare solidarietà e prendersi cura. Un modello aperto e adattabile, ideato per favorire in tutto il mondo transizioni verso comunità rigenerative”.
“Le economie locali”, prosegue Vandana Shiva, “vengono travolte dalla globalizzazione, e la biodiversità è sistematicamente sacrificata alle monocolture e agli allevamenti intensivi. Questi processi deturpano i paesaggi, inquinano suolo e acque e generano cibo povero di nutrienti, contaminato da pesticidi e diserbanti. Le ricadute ambientali e sociali sono profonde. Non si tratta però soltanto di ripristinare ciò che è stato degradato, ma di creare nuovi percorsi affinché comunità, culture ed ecosistemi possano prosperare insieme. Le comunità rigenerative sono ecosistemi dinamici, in cui umani e natura co-creano nuove forme di convivenza. Una trasformazione a lungo termine, in cui coltivare, mangiare, imparare e acquistare cibo locale diventano atti di cura, collaborazione e responsabilità”.

La Festa della Biodiversità
A conclusione del percorso formativo si celebra la Festa della Biodiversità, solitamente in un mercato contadino dove gli studenti incontrano produttori locali in uno spazio di scambio sociale e culturale. Abbiamo partecipato all’ultima edizione presso il mercato Articulturae di Manziana, dove agricoltori e artigiani hanno potuto dialogare con gli studenti e le loro famiglie, raccontando le proprie storie.
L’obiettivo degli organizzatori è celebrare il lavoro collettivo con la comunità rafforzando i legami tra produttori e famiglie, mettendo al centro i giovani e costruendo una rete di relazioni sempre più forte e vitale. L’evento comprende laboratori, scambio di semi, dialoghi intergenerazionali, riflessioni collettive e giochi. “È una giornata dedicata alla vita in armonia con la Madre Terra”, commenta Pina Tessitore, vicepreside del liceo artistico Paciolo di Anguillara Sabazia, “e un momento di grande condivisione, perché coinvolge anche le famiglie degli studenti”.
Oltre l’apprendimento, verso un futuro responsabile
Per molti studenti Terrae Vivae ha rappresentato la prima occasione di interagire realmente con l’ambiente che li circonda. Questi momenti di scoperta hanno evidenziato quanto sia importante creare opportunità perché i giovani si riconnettano alla natura e riflettano sul loro ruolo all’interno di sistemi ecologici più ampi.
Il contatto diretto con il paesaggio genera meraviglia, interesse e apertura, anche dal punto di vista sociale. Per numerosi ragazzi con disabilità o difficoltà cognitive, le attività all’aria aperta sono state un autentico toccasana. “Cercavo un programma inclusivo per gli studenti con disabilità”, ci racconta ancora Eva, e sono felice perché hanno avuto molte occasioni di socializzazione, lavorando con gli altri su temi importanti come agroecologia, cambiamenti climatici, filiere corte e alimentazione sana”.
I primi monitoraggi pubblicati dall’organizzazione confermano una partecipazione crescente: centinaia di studenti coinvolti negli ultimi due anni hanno dato vita a iniziative di divulgazione ecologica. I disegni dei ragazzi del liceo artistico sono stati esposti in mostre locali e alcuni sono diventati parte della comunicazione ufficiale del programma; il cortometraggio “Scelte che nutrono”, prodotto dagli stessi studenti, è stato selezionato e proiettato al Festival Internazionale del Cinema di Bracciano; l’intero percorso ha ispirato una graphic novel firmata dal disegnatore milanese Federico Zenoni.
“Anch’io”, aggiunge Eva, ho visto cambiare i nostri studenti: i lavori che hanno prodotto parlano da soli. Questa è la strada giusta per coinvolgere davvero le nuove generazioni”. Il programma proseguirà nei prossimi anni con la creazione di orti scolastici e l’estensione delle attività a insegnanti e altre categorie professionali.
“Terrae Vivae”, conclude Ruchi Shroff, “non è solo un percorso educativo: costruisce legami tra persone, comunità ed ecosistemi. La partecipazione attiva trasforma questo cammino in un’esperienza collettiva e vitale. Grazie al rapporto diretto con la terra, i giovani diventano protagonisti del cambiamento nelle loro comunità e maturano un profondo senso di responsabilità verso la natura”.
Manlio Masucci, Navdanya International