Home > Notizie > i nostri articoli > Il CETA passa il primo voto in Commissione Affari Esteri – Le voci del dissenso per ora restano inascoltate

Navdanya International si è unita ad una vasta coalizione di gruppi ed associazioni per esprimere il proprio dissenso nei confronti dell’ Accordo Economico e Commerciale Globale (Comprehensive Economic Trade Agreement CETA). Su iniziativa di Stop TTIP Italia, la coalizione ha manifestato a Roma per chiedere ai senatori di non ratificare l’accordo nel voto in agenda oggi presso presso la Commissione Affari Esteri del Senato.

Tra assenteismo e voti favorevoli in numero sufficiente, l’accordo è purtroppo passato al primo voto.

“Questi trattati di Libero scambio vengono ratificati in nome della crescita economica e promettono creazione di posti di lavoro. In realtà sono concepiti in modo da sovvertire i fondamenti delle nostre democrazie. Non creeranno posti di lavoro, ma li porteranno via, così come intaccheranno i diritti degli agricoltori e la sovranità alimentare dei popoli”, ha commentato Ruchi Shroff, Navdanya International.

Navdanya continuerà a lottare per la libertà delle persone e non per il “liberismo” delle multinazionali. E continuerà a protestare contro questi attacchi ai nostri processi democratici. Tutti i prodotti alimentari italiani che contengono grano sono già compromessi da ingenti importazioni di grano canadese, che viene portato a maturazione per mezzo di ingenti applicazioni di glifosato, a causa delle condizioni climatiche canadesi, sfavorevoli al processo di maturazione naturale. Potenzialmente il CETA potrebbe aprire le porte ad importazioni di grano totalmente incontrollate, distruggendo ogni sforzo di salvaguardare la pasta italiana di qualità.

E’ necessario quindi continuare a fare pressione sulle autorità governative affinché questo trattato agro tossico venga fermato, affinché gli standard democratici, sanitari, ambientali e di sicurezza alimentare europei vengano tutelati di fronte alle ingerenze e alle pressioni delle grandi industrie, inclusa l’industria agrochimica. Per questo motivo il 5 luglio scenderemo ancora in Piazza a Montecitorio.

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