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Di Murilo M.Oliveira de Souza – L’Extraterrestre, settimanale ecologista de Il Manifesto, 14 maggio 2020 | Fonte

In Brasile, l’agricoltura industriale è il risultato di un processo storico che si è strutturato attraverso lo sfruttamento di grandi latifondi coltivati a monocoltura e l’uso della violenza contro le popolazioni indigene, le comunità tradizionali e i popoli rurali, con l’espropriazione dei loro territori e l’eliminazione dei loro sistemi di sussistenza. Il modello di produzione agricola industriale ha avuto effetti negativi sulla società e l’ambiente. Il suo consolidamento ha causato l’espulsione delle comunità tradizionali e rurali dalle campagne per far posto alle monocolture di mais, soia, cotone e canna da zucchero. Secondo i dati del Censo Agropecuàrio del 2017, meno del 20% della terra rimane nelle mani dei contadini rurali, che tuttavia rappresentano più dell’80% degli agricoltori. L’agricoltura industriale rappresenta una minaccia anche per le famiglie dei piccoli contadini e i popoli indigeni. Nel 2017, secondo il rapporto annuale Relatorio de Conflitos no Campo (Comissào Pastoral da Terra), 307 famiglie sono state espulse dalle loro terre, 28 contadini uccisi, 27 torturati, 167 hanno ricevuto minacce di morte e 1.465 sono stati identificati come schiavi.

L’uso di pesticidi e la coltivazione di semi transgenici, inoltre, minacciano la salute delle persone, l’acqua e il cibo. Da oltre un decennio, il Brasile è il maggior consumatore di pesticidi al mondo: nel 2017, sono state consumate 539,9 mila tonnellate di principi attivi di pesticidi, più del 45% in glifosato mentre nella prima metà del 2019, sono stati approvati circa 240 nuovi pesticidi da utilizzare nei campi del paese, molti dei quali vietati in Europa e altrove.
La maggior parte dei pesticidi è impiegata nella coltivazione di OGM. Nel 2016, il Brasile aveva 41,9 milioni di ettari di colture di sementi transgeniche, il che rende il paese il secondo maggior produttore di transgenici al mondo.

Le famiglie di contadini rurali in Brasile sono le vere protagoniste della produzione del cibo consumato nel paese. Sono responsabili per la produzione del 70% dei fagioli, del 34% del riso, dell’87% della manioca, del 46% del mais, del 38% del caffè, del 21% del grano e del 60% del latte.
L’agroecologia è alla base di questa produzione. L’agricoltura agroecologica, oltre a garantire una produzione alimentare sana, garantisce il rispetto della diversità dei gruppi indigeni e dei piccoli contadini, delle donne e dei giovani e della biodiversità.

Attualmente il Brasile conta circa 70.000 produttori biologici certificati e le esperienze agroecologiche si stanno moltiplicando. Gli agricoltori del Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra – MST) hanno prodotto più di 16.000 tonnellate di riso biologico nel 2019, garantendo alimenti sani per la popolazione locale e per l’esportazione.

L’agroecologia è l’unico metodo capace di produrre cibo nel rispetto della società e dell’ambiente, e allo stesso tempo della cultura e della lotta dei popoli indigeni, delle comunità tradizionali e dei piccoli contadini.

(Articolo tratto dal rapporto di Navdanya International Il futuro del cibo. Biodiversità e agroecologia per un’alimentazione sana e sostenibile)


Resistenza popolare, agroecologia e sovranità alimentare in Brasile

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Di Murilo Mendonça Oliveira de Souza – Estratto dal rapporto di Navdanya International Il Futuro del cibo – Biodiversità e agroecologia per un’alimentazione sana e sostenibile – novembre 2019 

Il settore dell’agricoltura industriale brasiliano ha stabilito parametri tecnici e politici volti a creare un modello di agricoltura conosciuto in tutto il mondo. In Brasile, l’agricoltura industriale è il risultato di un processo storico che si è strutturato attraverso lo sfruttamento di grandi latifondi coltivati a monocoltura e l’uso della violenza contro le popolazioni indigene, le comunità tradizionali e i popoli rurali, con l’espropriazione dei loro territori e l’eliminazione dei loro sistemi di sussistenza.

Il modello di produzione agricola industriale ha avuto effetti negativi sulla società e l’ambiente. Il suo consolidamento, che mira a produrre materie prime, ha causato l’espulsione delle comunità tradizionali e rurali dalle campagne per far posto alle monocolture di mais, soia, cotone e canna da zucchero. Secondo i dati del Censo Agropecuário[1] del 2017, le aziende rurali con 1.000 ettari o più occupano il 47,5% della terra del paese, mentre le aziende agricole con dimensioni tra 100 e 1.000 ettari occupano il 32% delle terre. Ciò indica che meno del 20% della terra rimane nelle mani dei contadini rurali, che tuttavia rappresentano più dell’80% degli agricoltori.

Il settore dell’agricoltura industriale rappresenta una minaccia anche per le famiglie dei piccoli contadini e i popoli indigeni. Nel 2017, secondo il rapporto annuale “Relatório de Conflitos no Campo” dell’istituto brasiliano Comissão Pastoral da Terra[2].307 famiglie sono state espulse dalle loro terre, 28 contadini uccisi, 27 torturati, 167 hanno ricevuto minacce di morte e 1.465 sono stati identificati come lavoratori in condizioni di schiavitù.

L’uso di pesticidi e la coltivazione di semi transgenici inoltre, contamina la natura, la salute delle persone, l’acqua e il cibo.

Infatti, da oltre un decennio, il Brasile è il maggior consumatore di pesticidi al mondo. Solo nel 2017, in Brasile, sono state consumate 539,9 mila tonnellate di principi attivi di pesticidi, più del 45% in glifosato. Nella prima metà del 2019, sono stati approvati circa 240 nuovi pesticidi da utilizzare nei campi del paese, molti dei quali vietati in Europa e altrove[3]. La maggior parte dei pesticidi è impiegata nella coltivazione di OGM. Nel 2016, il Brasile aveva 41,9 milioni di ettari di colture di sementi transgeniche, il che rende il paese il secondo maggior produttore di transgenici al mondo[4].

Recenti ricerche hanno rinvenuto la presenza di un un cocktail di 27 pesticidi diversi nell’acqua potabile di 1 su 4 comuni brasiliani[5]. Per quanto riguarda gli alimenti, il 58% di quelli analizzati (tra riso, fagioli, patate, mais e altri 21 cibi) tra il 2013 e il 2015 ha presentato residui di pesticidi[6]. Pertanto, il sistema agricolo industriale non produce cibo, ma materie prime, contaminando e violando persone e ambiente.

Le famiglie di contadini rurali in Brasile sono i veri protagonisti della produzione del cibo consumato nel paese. Sono responsabili per la produzione del 70% dei fagioli, del 34% del riso, dell’87% della manioca, del 46% del mais, del 38% del caffè, del 21% del grano e del 60% del latte[7]. Questo sistema produttivo deriva dal lavoro dei contadini rurali e delle comunità tradizionali, che rappresentano le realtà sociali e culturali del popolo brasiliano impegnate in una produzione del cibo sostenibile nel rispetto della natura e delle persone. Il loro lavoro è spesso legato alla lotta per la terra, intrapresa dai lavoratori rurali senza terra in Brasile, che ha creato nuovi spazi per la produzione alimentare e ha radunato un nutrito contingente di agricoltori, garantendo una vita sana per l’intera catena di consumo.

Campo dei “senza terra” di Dom Tomás Balduino – Foto: Gwatá/Agroecologia Brasile

L’agroecologia è alla base di questa produzione diversificata e culturalmente equa. L’agricoltura agroecologica, oltre a garantire una produzione alimentare sana, garantisce anche il rispetto della diversità dei gruppi indigeni e dei piccoli contadini, delle donne e dei giovani e della biodiversità. Attualmente il Brasile conta circa 70.000 produttori biologici certificati e, allo stesso tempo, le esperienze agroecologiche si stanno moltiplicando. Solo gli agricoltori del Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra – MST) hanno prodotto più di 16.000 tonnellate di riso biologico nel 2019, garantendo alimenti sani per la popolazione locale e per l’esportazione[1].

Riso biologico – Foto: Alex Garcia/MST

L’agroecologia è l’unico metodo capace di produrre cibo nel rispetto della società e dell’ambiente, e allo stesso tempo della cultura e della lotta dei popoli indigeni, delle comunità tradizionali e dei piccoli contadini. L’agroecologia deve essere intesa come una pratica, un movimento e una scienza, un’articolazione che garantisce la produzione di cibo vero. Questa può solo essere esercitata collettivamente dai piccoli contadini.


Note

[1] IGBE, CensoAgro 2017, accessibile al seguente indirizzo web: https://censos.ibge.gov.br/agro/2017/resultados-censo-agro-2017.html

[2]  CPT Commissão Pastoral da Terra (2018) Conflitos no Campo do Brasil, accessibile al seguente indirizzo web:  https://www.cptnacional.org.br/publicacoes-2/destaque/4687-conflitos-no-campo-brasil-2018

[3] Agrotóxico Mata. Campanha Permanente contra os agrotóxicos e pela vida, accessibile al seguente indirizzo web: https://contraosagrotoxicos.org/dados-sobre-agrotoxicos/

[4]  ISAA (2017) Brief 53: Global Status of Commercialized Biotech/GM Crops, accessibile al seguente indirizzo web: http://www.isaaa.org/resources/publications/briefs/53/default.asp

[5] Aranha, A., Rocha, L., Publica, Agência de Jornalismo Investigativo, Especial: Por Trás do Alimento, 15/04/2019, accessibile al seguente indirizzo web: https://apublica.org/2019/04/coquetel-com-27-agrotoxicos-foi-achado-na-agua-de-1-em-cada-4-municipios-consulte-o-seu/

[6]  ANVISA Agência Nacional de Vigilância Sanitária, Programa de Análise de Resíduos de Agrotóxicos em Alimentos para Relatório das Análises de Amostras Monitoradas no Período de 2013 a 2015, Gerência-Geral de Toxicologia, 22/09/2016, Brasília,  accessibile al seguente indirizzo web: http://portal.anvisa.gov.br/documents/219201/2782895/Relat%C3%B3rio+PARA/a6975824-74d6-4b8e-acc3-bf6fdf03cad0?version=1.0

[7]  IBGE Istituto Brasileiro de Geografia e Statisticas, dati accessibili al seguente indirizzo web: https://ww2.ibge.gov.br/home/estatistica/economia/agropecuaria/censoagro/2006_segunda_apuracao/default.shtm

[8]  RBA Rete Brasil Atual, MST comemora colheita estimada em 16 mil toneladas de arroz agroecológico, 16/03/2019, accessibile al seguente indirizzo web: https://www.redebrasilatual.com.br/cidadania/2019/03/mst-comemora-colheita-de-16-mil-toneladas-de-arroz-organico/

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