Home > Comunicati Stampa > Le lobby dietro l’apertura agli Ogm in Italia

Inizia domani, 22 dicembre, l’iter parlamentare dei decreti pro Ogm e Nbt presso la Commissione Agricoltura della Camera. Un percorso molto rischioso perché potrebbe portare al via libera per la coltivazione degli Ogm in Italia senza alcun dibattito pubblico e scientifico. Una scelta definita “irreversibile”, con conseguenze importanti anche sulle coltivazioni convenzionali e biologiche, e quindi destinata ad avere un impatto travolgente sul settore agricolo italiano. Quanto avviene in Italia oggi non è una estemporanea iniziativa legislativa, ma un’offensiva congegnata, risultato di un processo di lobby sviluppatosi nell’ultima decade e intensificatosi a seguito del pronunciamento della Corte di giustizia europea che equipara gli Ogm alle Nbt.

In Europa l’utilizzo di organismi geneticamente modificati è sottoposto a regole molto rigorose e procedure di autorizzazione complesse per la loro coltivazione e commercializzazione. L’industria, pur di aprirsi la strada nel mercato europeo, ha dunque deciso di puntare sulle Nbt, le nuove tecniche di manipolazione genetica. É il caso del Crispr-Cas, una tecnica particolarmente semplice ed economica che permette di modificare il dna senza l’introduzione di geni esterni, come avveniva nel caso degli Ogm di vecchia generazione. Basandosi su questa differenza procedurale, l’industria poteva asserire che gli organismi modificati con la Crispr-Cas, che da molti è stata definita come un’operazione di taglia e cuci del dna, erano equiparabili a quelli ottenuti in seguito a selezione naturale e non necessitavano quindi di una regolamentazione ad hoc.

Il 25 luglio 2018 una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea equipara però gli Ogm alle Nbt gettando letteralmente nel panico l’intero universo dell’agribusiness. Il Corporate Europe Observatory denuncia come, a seguito della pubblicazione della sentenza della Corte di giustizia, l’Unione europea sia stata oggetto di una incessante pressione lobbistica da parte degli Stati Uniti e di altri partner commerciali per permettere alle Nbt di non essere assorbite dalla normativa Ogm. A commentare l’ennesima sconfitta dell’agribusiness ci pensa addirittura il ministro dell’agricoltura statunitense, Sonny Perdue, che definisce il pronunciamento della Corte europea come “regressivo e intempestivo” annunciando la volontà del suo ministero di “raddoppiare gli sforzi” per convincere i partner europei a cambiare approccio. Una nuova fase che coinvolge anche l’Italia. L’incontro fra Sonny Perdue e la ministra dell’agricoltura Teresa Bellanova avviene a fine gennaio 2020 a Roma. Fra i temi dell’incontro non potevano mancare le Nbt: “Penso in primo luogo, – questa la posizione espressa a riguardo dalla nostra ministra – alla collaborazione in ricerca e innovazione, con particolare riguardo alle tecniche innovative di genomica vegetale. Stiamo lavorando anche a livello europeo per fare una netta distinzione tra queste tecniche e le modifiche genetiche transgeniche”.

L’allerta su una nuova offensiva lobbistica, era già stata lanciata dal Corporate Europe Observatory, quando, nello stesso mese di ottobre, aveva denunciato come la lobby dell’agroalimentare, insieme ai giganti dei pesticidi e dell’industria alimentare, stava cercando di impedire che la nuova Pac si allineasse alla strategia Farm to Fork.  Eppure è proprio fra le pagine del documento strategico della Commissione europea che gli interessi corporativi hanno trovato lo spiraglio giusto. L’obiettivo di ridurre l’uso di fertilizzanti del 20%, dei pesticidi chimici del 50% e convertire al biologico il 25% dell’agricoltura continentale entra in collisione con alcune valutazioni parallele: “Le nuove tecniche, – si legge nel documento Farm to Fork – tra cui la biotecnologia e lo sviluppo di prodotti a base biologica, possono svolgere un ruolo nell’aumentare la sostenibilità, a condizione che siano sicuri per i consumatori e per l’ambiente portando benefici alla società nel suo complesso. Possono anche accelerare il processo di riduzione dipendenza dai pesticidi. In risposta alla richiesta degli Stati membri, la Commissione sta sviluppando uno studio che esaminerà il potenziale delle nuove tecniche genomiche per migliorare la sostenibilità lungo la catena di approvvigionamento alimentare”. A dar man forte all’industria ci pensa anche l’Efsa (European Food Safety Authority) che, nell’ottobre del 2020, pubblica una opinione favorevole alle Nbt.

La notizia di una nuova offensiva politica da parte di alcuni Stati membri, fra cui l’Italia e la Francia, per aprire le porte ai nuovi Ogm sembra essere una logica conseguenza di quanto è venuto a maturare in Europa negli ultimi anni.

Navdanya International


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Navdanya International: «Le lobby dietro l’apertura agli ogm in Italia», Terra Nuova, 21 dicembre 2020

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