Home > Notizie > La propaganda di Monsanto accusa ricercatore in controversa inchiesta Reuters

(Sintesi dell’articolo “Monsanto Spin Doctors Target Cancer Scientist In Flawed Reuters Story“, di Carey Gillam – Huffington Post Blog, 16 giugno 2017).

In una ben orchestrata operazione di propaganda diffusa sui mezzi di informazione, Monsanto è apparentemente riuscita nell’intento di gettare un’ombra sullo studio dell’Agenzia Internazionale per la riecerca sul cancro (IARC) che nel 2015 ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”.

L’agenzia Reuters ha pubblicato un’inchiesta secondo la quale un importante esponente del team di ricerca, Aaron Blair, avrebbe volontariamente omesso dati fondamentali al fine di determinare la classificazione della cancerogenità del glifosato.

L’inchiesta presenta però numerose omissioni e inesattezze, oltre a sollevare dubbi sulla tattica propagandistica alla base di essa, a partire dall’autrice, Kate Kelland, che ha un passato di relazioni con il Science Media Centre, che mette in contatto scienziati e giornalisti e che è in parte finanziato dall’industria agrochimica, tra cui Monsanto, Bayer AG, DuPont e il gruppo lobbista CropLife International.

E’ singolare inoltre che la storia venga propagandata in un momento in cui Monsanto è al centro di oltre 1000 casi giudiziari negli Stati Uniti da parte di cittadini vittime di cancro causato dall’esposizione all’erbicida RoundUp, a base di glifosato.

La storia cita documenti giudiziari come fonte primaria, i quali non sono mai stati resi disponibili al pubblico o ai giornalisti. Le informazioni fornite da Kelland sono infatti basate su documentazione ottenuta da Monanto nel corso di un processo presso la corte di San Francisco. Dunque i necessari riferimenti sia ai documenti giudiziari sia alla stessa deposizione di Aaron Blair non vengono forniti e non danno ai lettori l’opportunità di osservare il quadro complessivo. L’autore dell’articolo oggetto di questa sintesi, Carey Gillam, ha ottenuto l’intera deposizione di Aaron Blair, disponibile qui.

Inoltre l’inchiesta si basa in parte sul punto di vista dello scienziato Bob Tarone, che viene definito indipendente, ma che in realtà, secondo informazioni fornite dallo IARC, è un consulente di Monsanto ed è stato al centro dell’attenzione dei media per conflitti di interesse già in passato.

Le omissioni nell’inchiesta risultano evidenti nella selettività con cui solo parti della deposizione di Blair sono state scelte, ignorando le sue molteplici affermazioni e citazioni di studi che dimostrano la relazione tra glifosato e cancro. Il punto centrale dell’inchiesta si focalizza invece sul fatto che Blair fosse a conoscenza di uno studio non pubblicato e ancora in svolgimento e che, secondo le speculazioni dell’inchiesta avrebbe potuto potenzialmente rovesciare la valutazione dello IARC sul glifosato.

La ricerca in questione è parte di un esteso progetto ancora in corso portato avanti da un gruppo di ricercatori del governo Americano, l’Agricultural Health Study, che comprende centinaia di studi e molti anni di analisi sull’impatto dei pesticidi sugli agricoltori. Blair faceva parte di un team di scienziati incaricati nel 2013 di analizzare i rischi dell’uso dei pesticidi relativamente al rischio di sviluppo del linfoma non-Hodgkin. I risultati di quella analisi non avevano rilevato connessioni tra il glifosato e il tumore. Nel 2014 il gruppo dei ricercatori decise di restringere il campo della ricerca agli insetticidi e pubblicò un documento relativo ad essi. I risultati relativi al glifosato non sono mai stati pubblicati ed alcuni scienziati che conoscono il lavoro affermano che è incompleto e necessiterebbe di ulteriori 20 anni o più per essere debitamente sviluppato.

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta di Reuters, Blair a dichiarato che “Esiste una regola per la quale si devono tenere in considerazione solo lavori pubblicati. Quale sarebbe il risultato se ogni membro di un team di lavoro contribuisse con dati a loro conoscenza, ma non pubblicati e se le decisioni si basassero su questi?”. Inoltre nella sua deposizione Blair aveva affermato che nulla aveva cambiato la sua opinione sulla connessione tra glifosato e linfoma non-Hodgkin.

Dello stesso parere è l’epidemiologo dell’Università di Toronto John McLaughlin, parte tel team dello IARC.

Una ulteriore omissione nell’inchiesta Reuters è che nella copia della bozza dell’analisi della AHS sul glifosato emergevano perplessità sul fatto che il gruppo degli individui considerati fosse troppo piccolo. Inoltre l’inchiesta di Reuters omette di citare un altro progetto a cui Blair ha partecipato e presentato nel 2015 alla Società Internazionale di Epidemiologia Ambientale, che mostra come negli individui esposti al glifosato per più di 5 anni ci fosse un aumento significativo di contrarre il linfoma non-Hodgkin. Si tratta di una ricerca non pubblicata, che lo IARC non ha tenuto in considerazione al pari di quella dell’ AHS.

Pete Infante, che ha lavorato per oltre 20 anni presso la Occupational Safety and Health Administration (Sicurezza professionale nell’amministrazione sanitaria), a capo di una unità incaricata dell’identificazione dei casi di cancro ed ha svolto analisi su ricerche relative al glifosato in veste di testimone per l’Ente di Protezione Ambientale (EPA), ha dichiarato che l’attenzione che Monsanto sta portando agli studi non pubblicati si può definire “tanto rumore per nulla”.

Purtroppo pare che lo scopo fondamentale di certe agenzie di stampa sia di produrre un scoop a scapito della buona pratica di dare una visione completa e accurata nel contesto di qualsiasi notizia.

In questa situazione, multinazionali potenti come Monsanto sanno molto bene quali giornalisti scegliere per garantire loro appetibili esclusive su informazioni parziali e decontestualizzato, che danno ottimi risultati riguardo l’ottenimento di uno “scoop” per il giornalista e in termini di propaganda per l’azienda.

Ciò che resta fuori, purtroppo, è la verità.

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