Home > Não categorizado > La resilienza si costruisce nei territori attraverso l’agroecologia e le comunità rigenerative

Dalla sovranità dei semi alla cooperazione internazionale, dalle aziende agricole agli spazi pubblici. L’incontro promosso da Navdanya International il 24 ottobre ha messo in dialogo esperienze e istituzioni, aprendo nuove prospettive per la rigenerazione del territorio.

La resilienza dei sistemi alimentari è ormai al centro del confronto internazionale. Crisi climatica, perdita di biodiversità e concentrazione agroalimentare rendono urgente costruire sistemi capaci non solo di resistere, ma di trasformarsi. Il tema è stato al centro della 54ª sessione del Comitato delle Nazioni Unite per la Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS), svoltasi alla FAO di Roma dal 19 al 23 ottobre, e accompagnerà il dibattito in vista della COP31 sul clima, in programma a novembre in Turchia. Ma come tradurre questi orientamenti in pratiche concrete? E quale ruolo possono avere le comunità?

È da queste domande che ha preso forma «Agroecologia e Comunità Rigenerative – Reti di resilienza tra giovani, scuole, agricoltori e istituzioni», l’incontro promosso da Navdanya International il 24 ottobre al Chiostro degli Agostiniani di Bracciano, con il patrocinio dell’Ente Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Agricoltori, ricercatori, scuole, associazioni e istituzioni hanno condiviso un principio: la resilienza nasce dalle relazioni, non da iniziative isolate.

Semi, biodiversità e autonomia delle comunità

Per il genetista agrario Salvatore Ceccarelli la biodiversità è il fondamento di questo processo. Nel suo intervento ha ripercorso il passaggio da sistemi in cui gli agricoltori selezionavano, conservavano e scambiavano le sementi a un modello industriale fondato su varietà uniformi e su un mercato sempre più concentrato. «L’uniformità implica vulnerabilità»: colture geneticamente omogenee sono più esposte a malattie e condizioni climatiche imprevedibili e possono richiedere maggiori interventi esterni.

Le popolazioni evolutive e il miglioramento genetico partecipativo indicano un’altra strada: restituire agli agricoltori un ruolo attivo nella gestione del seme e coltivare una diversità capace di adattarsi nel tempo. La sovranità delle sementi è anche una questione economica e democratica.

Il rapporto tra diversità e autonomia è emerso anche dall’intervento di Caterina Batello, presidente dell’Associazione Italiana di Agroecologia (AIDA), che ha richiamato l’attenzione sulla scomparsa di piccole aziende e sulla concentrazione delle attività agricole. La transizione agroecologica richiede di riportare i produttori al centro, unendo ricerca, conoscenze pratiche, reddito equo e tutela degli ecosistemi.

Reti territoriali, spazi pubblici e politiche

Ma la trasformazione dei sistemi alimentari non dipende soltanto dalle pratiche agricole. Richiede anche la capacità di costruire relazioni tra produttori, cittadini, scuole e istituzioni, creando spazi e strumenti capaci di sostenere nel tempo le iniziative delle comunità.

A Bracciano questa prospettiva si sviluppa da anni attraverso Terrae Vivae, il programma di Navdanya International che collega educazione ecologica, attività nelle aziende agricole e partecipazione delle comunità. L’Unione Buddhista Italiana ne sostiene da tempo i percorsi formativi, contribuendo alla crescita di una rete territoriale che coinvolge soggetti e competenze differenti.

Silvia Francescon, dell’Unione Buddhista Italiana, ha posto al centro del suo intervento il principio dell’interdipendenza: la relazione tra esseri umani e natura non è un tema accessorio dell’ecologia, ma la condizione da cui partire per ripensare i rapporti sociali. Ha ricordato quanto fosse difficile immaginare, all’inizio del percorso, una rete capace di coinvolgere ministeri, Comune, produttori, scuole e associazioni. In questa crescita, ha osservato, conta anche il modo in cui vengono abitati e condivisi gli spazi pubblici: luoghi che possono generare legami, autonomia e nuove possibilità di azione.

Su questa visione si è soffermato anche il sindaco di Bracciano, Marco Crocicchi, che ha accompagnato e sostenuto il percorso territoriale promosso da Navdanya International, riconoscendo nella collaborazione tra amministrazione comunale e società civile uno strumento fondamentale per valorizzare le risorse della comunità.

Secondo Crocicchi il ruolo delle istituzioni è fondamentale nella misura in cui riconosce di non poter essere l’unico protagonista, richiamando la necessità di favorire le connessioni tra soggetti diversi, mettere a disposizione spazi e creare le condizioni perché le iniziative possano svilupparsi autonomamente e produrre risultati concreti.

Un esempio significativo di questa collaborazione è rappresentato dalle Officine Municipali di Bracciano, uno spazio pubblico recuperato e messo a disposizione dall’amministrazione comunale, di cui Navdanya International è partner gestore nell’ambito di un progetto cofinanziato dall’Unione europea attraverso il PR Lazio FSE 2021–2027. Coworking gratuito, iniziative culturali, formazione e incontri pubblici ne stanno facendo un punto di riferimento per la progettazione partecipata.

Il sindaco ha evidenziato come il recupero di questo luogo non sarebbe stato sufficiente senza il contributo delle associazioni e delle realtà che lo animano, trasformandolo in uno spazio aperto alla cittadinanza. Ha inoltre annunciato che, grazie a un nuovo finanziamento, al piano superiore delle Officine Municipali sarà realizzato un centro di aggregazione giovanile, con l’obiettivo di ampliare le opportunità di incontro e rafforzare ulteriormente le relazioni tra le diverse attività.

Il lavoro di rete si estende anche ad altre esperienze culturali del territorio, attraverso la collaborazione con la Mostra Internazionale del Cinema di Bracciano, organizzata da GASP e dal collettivo Papermoon, che intreccia linguaggi artistici, partecipazione e dialogo tra comunità.

Il ruolo delle istituzioni nella costruzione di queste connessioni è stato approfondito da Mara Cossu e Tiziana Occhino, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).

Giovani e Territori: una rete per la rigenerazione ecologica

Il confronto con il MASE ha proseguito il lavoro avviato nella sessione mattutina, la tavola rotonda «Giovani e Territori – Reti di collaborazione per la rigenerazione ecologica». La tavola rotonda è stata condotta da Fernanda Marfil e Lorenzo Maggi di Navdanya International nell’ambito del progetto «RiGenerAzione Ecologica – Cittadinanza e Partecipazione», cofinanziato dal Ministero. Insieme alle rappresentanti del MASE vi hanno partecipato FELCOS Umbria, AIESEC Italia, Fondazione CIMA, Associazione Una Mano per l’Ambiente, Associazione Cosmofauna, CRAS, il gruppo Scout di Bracciano e FICS, per porre le basi di una rete destinata a durare oltre l’evento. Lorenzo Maggi ha definito «fondamentale» la presenza del Ministero al tavolo, perché ha aiutato le associazioni a capire come dialogare con le istituzioni.

Le organizzazioni presenti lavorano su scale diverse ma hanno un’esigenza comune: collegare meglio le iniziative locali e le reti più ampie. Le realtà più radicate nei territori vogliono più visibilità e nuove collaborazioni. Quelle che operano a livello nazionale, internazionale o istituzionale vogliono invece un legame più diretto con le comunità locali.

Da qui è nata l’idea di una piattaforma digitale condivisa, pensata come strumento di relazione più che di visibilità. Servirà a co-progettare, a scambiare competenze e risorse, a organizzare percorsi di formazione collettiva e a tenere un calendario comune di eventi e iniziative. Al centro restano la voce, le esperienze e i bisogni dei giovani e delle comunità locali. Navdanya International si è impegnata a creare e gestire la piattaforma e a definirne priorità e modalità di utilizzo insieme alle organizzazioni della rete.

Come dare continuità a queste proposte oltre i singoli progetti? È la domanda che Ruchi Shroff ha rivolto alle rappresentanti del Ministero. Cossu ha richiamato l’attenzione sul valore, spesso poco riconosciuto, del lavoro necessario a creare collegamenti tra persone, istituzioni e competenze. È proprio questa capacità di costruire relazioni a rappresentare uno degli elementi centrali della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, nell’ambito della quale è sostenuto il progetto RiGenerAzione Ecologica di Navdanya International. Le istituzioni, ha sottolineato, devono imparare a «costruire spazi e ponti», favorendo occasioni di incontro nelle quali le comunità possano elaborare una visione condivisa del proprio territorio.

Tiziana Occhino ha evidenziato l’importanza di dare continuità a queste esperienze, valorizzando soprattutto il protagonismo delle nuove generazioni. I giovani, ha ricordato, «sono il presente» e devono essere coinvolti direttamente nella progettazione delle trasformazioni sociali ed ecologiche. Il compito delle istituzioni è anche quello di «continuare a seminare e aiutare chi sta seminando a portare i semi sempre più lontano», affinché le iniziative locali possano consolidarsi e diventare patrimonio condiviso.

Sul versante delle politiche agricole, Silvia Canali, del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), ha sottolineato il valore dei processi territoriali capaci di mettere in relazione produttori, istituzioni e cittadini. Richiamando l’esperienza dei distretti biologici, ha evidenziato la necessità di «uscire da una logica meramente aziendale, meramente produttiva», per costruire forme più articolate di collaborazione. Si tratta di realtà che «costituiscono delle reti proprio per la loro eterogeneità», nelle quali la pluralità dei soggetti coinvolti può diventare una risorsa per rafforzare la cooperazione e promuovere percorsi condivisi di sviluppo territoriale.

Dalle aziende agricole alle filiere locali

La costruzione di queste reti trova una delle sue principali ragioni d’essere nella necessità di sostenere le attività produttive e rafforzare l’economia locale. Le esperienze presentate dagli agricoltori hanno mostrato come la transizione agroecologica sia già una realtà concreta, pur confrontandosi con difficoltà economiche, normative e culturali.

Elena Carone Fabiani, della Fattoria Biologica Le Bricchiette, ha raccontato quasi trent’anni di produzione biologica fondata sulla stagionalità, sulla vendita diretta e sul rispetto del territorio, oggi alle prese con le alterazioni dei cicli colturali provocate dal cambiamento climatico.

Mariana Donnola, dell’Azienda Agricola La Argentina, ha mostrato come il pascolamento razionale possa contribuire alla rigenerazione degli ecosistemi, sottolineando quanto sia difficile far riconoscere ai consumatori il tempo, il lavoro e il valore di un cibo prodotto con questi metodi.

Andrea Cippitelli, della Fattoria Faraoni di Sutri, ha illustrato il percorso di conversione da un allevamento convenzionale a un sistema basato sul pascolo. Secondo i dati presentati dall’azienda, la gestione rigenerativa ha triplicato la produttività dei pascoli e aumentato di due punti percentuali la sostanza organica del suolo. Nell’area, segnata dalla monocoltura del nocciolo, restano però difficoltà economiche e normative che ostacolano la diffusione di queste pratiche.

Non basta, dunque, dimostrare che un’altra agricoltura è possibile: occorre renderla economicamente sostenibile e collegarla a forme di distribuzione che garantiscano prezzi equi per gli agricoltori e accesso al cibo di qualità.

In questa direzione va anche l’esperienza del Gruppo di Acquisto Solidale di Anguillara, attivo dal 2009, che ha costruito relazioni dirette con i produttori e ampliato il proprio impegno fino alla costituzione di una Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale. Un esempio di come le reti nate attorno al cibo possano contribuire a nuove forme di economia solidale e gestione condivisa delle risorse.

Formazione, cultura e protagonismo dei giovani

La possibilità di dare continuità a queste esperienze passa anche attraverso il coinvolgimento delle nuove generazioni. La scuola costituisce una componente essenziale della rete, capace di mettere in relazione conoscenze, competenze professionali e realtà produttive del territorio.

Nell’ambito di Terrae Vivae, i percorsi di educazione ecologica e Formazione Scuola Lavoro portano gli studenti nei campi e nelle aziende, collegando conoscenze teoriche ed esperienze pratiche. Alessio Fiorucci, dell’Istituto Agrario Salvo D’Acquisto di Bracciano, ha raccontato il valore delle attività realizzate con le aziende locali e la prosecuzione del lavoro con un nuovo percorso dedicato ai semi e alla biodiversità.

Il Liceo Artistico dell’IIS Luca Paciolo ha contribuito con l’installazione «Ars non dat Panem», dedicata al pane come alimento, memoria e patrimonio culturale. La professoressa Ravaioli ha presentato il lavoro realizzato con gli studenti e con la docente Patrizia Santoro; la professoressa Giuseppina Tessitore, coordinatrice di sede, ha richiamato la responsabilità educativa della scuola nel promuovere scelte consapevoli.

Da Bracciano a Tubas: la resilienza come solidarietà

Le relazioni costruite a livello locale possono diventare anche la base di nuove forme di cooperazione internazionale, collegando comunità geograficamente lontane ma accomunate dalla necessità di difendere i propri territori e le proprie risorse.

In questa prospettiva, il sindaco Marco Crocicchi ha annunciato il nulla osta del Ministero degli Affari Esteri al percorso di gemellaggio tra Bracciano e Tubas, città palestinese della Cisgiordania. Nato dal lavoro del Cantiere di Pace, uno degli strumenti di partecipazione promossi dall’amministrazione comunale, il progetto vuole costruire una relazione continuativa tra le due comunità, con possibili collaborazioni anche in campo agricolo e agroecologico.

Giacomo Rossetti, dell’associazione GASP – Gruppo di Assistenza e Solidarietà Popolare, ha raccontato il ruolo dell’associazionismo locale nel sostenere questo percorso e nel mantenere viva l’attenzione sulle condizioni della popolazione palestinese. L’accesso alla terra e all’acqua, la continuità delle attività agricole e la possibilità di costruire legami di cooperazione sono questioni cruciali per la vita quotidiana di Tubas.

Ceccarelli ha richiamato, in questo contesto, anche il valore della sovranità delle sementi: privare una comunità dei propri semi significa colpirne memoria, identità e possibilità di futuro. Ha inoltre indicato l’ipotesi di recuperare varietà palestinesi conservate in collezioni di germoplasma. La cooperazione tra territori può così collegare solidarietà, difesa dei diritti e rigenerazione ecologica.

Dal confronto alle proposte

La giornata ha permesso di individuare alcune ipotesi progettuali concrete, da approfondire attraverso il coinvolgimento delle realtà territoriali.

La prima riguarda la condivisione degli spazi pubblici e, in particolare, la continuazione del percorso delle Officine Municipali come luogo aperto di formazione, collaborazione e progettazione comunitaria.

La seconda punta a rafforzare la distribuzione dei prodotti locali e l’incontro diretto tra produttori e cittadini, un percorso che potrebbe essere facilitato proprio dalle Officine Municipali.

La terza riguarda la stessa produzione agricola, attraverso sperimentazioni agroecologiche e percorsi condivisi tra aziende, ricercatori e comunità che possano alimentare una filiera locale, dalla coltivazione alla trasformazione e alla distribuzione.

Spazi, produzione e mercati non sono tre iniziative separate: possono diventare parti di un’unica strategia di economia circolare, capace di creare nuove opportunità, rigenerare gli ecosistemi e rafforzare la resilienza del territorio.

Come ha sottolineato Ruchi Shroff, direttrice di Navdanya International, «il vero futuro del cibo nasce dal territorio», attraverso processi che mettono in relazione produttori, scuole, giovani, associazioni e istituzioni. Un collegamento tra dimensione locale e globale richiamato anche da Stig Tanzmann, dell’organizzazione tedesca Brot für die Welt, intervenuto dopo aver partecipato ai lavori del CFS presso la FAO: «Gli Stati devono ascoltare le voci che vengono dal basso, dai territori». Le esperienze delle comunità devono poter contribuire a orientare le politiche internazionali, mentre gli impegni assunti nei negoziati devono tradursi in strumenti capaci di sostenere concretamente la transizione agroecologica.


Crediti foto: Navdanya International – Foto 5 e 7: Gabriele Albarello