{"id":21153,"date":"2021-03-02T18:24:34","date_gmt":"2021-03-02T17:24:34","guid":{"rendered":"https:\/\/navdanyainternational.org\/?p=21153"},"modified":"2021-03-02T19:07:52","modified_gmt":"2021-03-02T18:07:52","slug":"una-lettera-dallindia-ripartiamo-dalla-liberta-dei-semi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/una-lettera-dallindia-ripartiamo-dalla-liberta-dei-semi\/","title":{"rendered":"Una lettera dall\u2019India. Ripartiamo dalla libert\u00e0 dei semi"},"content":{"rendered":"<p>Voci per la terra, 1 marzo 2021 | <a href=\"https:\/\/vociperlaterra.it\/2021\/03\/01\/una-lettera-dallindia-ripartiamo-dalla-liberta-dei-semi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fonte<\/a><\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<p class=\"has-text-align-right\" style=\"text-align: justify;\"><em>Durante il Seminario per istituire il <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/454473489079658\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Forum del Grano<\/a>, \u00e9 stato dato <\/em><br \/>\n<em>conto di una lettera dall\u2019India di Ruchi Shroff, direttice della Fondazione <\/em><br \/>\n<em>Navdanja International. Katya Madio ne ha dato lettura nello spazio<br \/>\ndell\u2019Editoriale letto il Primo Marzo 2021<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie per averci invitato pensando che Navdanya International potesse contribuire positivamente a questo importantissimo Forum. Grazie anche per la solidariet\u00e0 espressa nei confronti dei contadini indiani e della loro battaglia. Un contadino su quattro al mondo \u00e8 un contadino indiano. La loro battaglia \u00e8 una battaglia per tutti i contadini del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 proprio il nostro mondo ad essere sotto attacco. Nel corso di un secolo abbiamo assistito ad una vera e propria colonizzazione della terra, dell\u2019agricoltura e della nostra salute. I sistemi da cui tutti dipendiamo si sono sempre pi\u00f9 industrializzati e globalizzati. Il degrado di ogni dimensione della catena alimentare, dal suolo, all\u2019acqua, alle sementi, alla produzione, alla lavorazione e distribuzione, comporta, soprattutto, l\u2019abbandono delle diete tradizionali \u2013 naturali e biologiche, che hanno rappresentato la base della salute umana in tutto il mondo nel corso della storia umana. Sotto la pressione degli attuali sistemi alimentari industriali e agricoli, i nostri cibi tradizionali stanno diventando \u201ccibi dimenticati\u201d, ma rappresentano ancora l\u2019espressione di una catena del valore che lavora in armonia con la natura e per la salute e la dignit\u00e0 delle persone. Essi provengono dalle variet\u00e0 dei nostri cereali indigeni e dei nostri prodotti di base, da un\u2019agricoltura biodiversa e senza veleni e da lavorazioni artigianali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutto il mondo stanno prendendo piede una serie di politiche e leggi per privilegiare i profitti aziendali a scapito del nutrimento e della salute delle persone. Un sistema che sta distruggendo i nostri mezzi di sussistenza e la salute di tutti i cittadini, favorendo l\u2019appropriazione da parte delle multinazionali dell\u2019agroindustria dei semi, dell\u2019agricoltura, della trasformazione alimentare, dei nostri sistemi di vendita al dettaglio ed economie locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I semi, in particolare, sono un patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 e chi li possiede ha la possibilit\u00e0 di influenzare profondamente la nostra esistenza. E\u2019 in questo contesto che un gruppo di potenti multinazionali ha deciso di assumerne il controllo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assicurarsi il controllo dei semi e imporre il mantra dell\u2019uniformit\u00e0 per facilitare l\u2019espansione delle monocolture intensive, \u00e8 la principale strategia dei grandi conglomerati sementieri mondiali. Il principio di uniformit\u00e0, necessario per il successo del modello agroindustriale delle monocolture, entra per\u00f2 in immediata collisione con i principi della biodiversit\u00e0. La Fao\u00a0che\u00a0ha recentemente certificato il fallimento della Rivoluzione Verde e l\u2019emergenza relativa alla biodiversit\u00e0 nel nostro pianeta, con il 75% della diversit\u00e0 genetica vegetale scomparso in soli cento anni.\u00a0Dalle diecimila specie originarie, oggi si \u00e8 arrivati a coltivarne poco pi\u00f9 di 150 e la stragrande maggioranza del genere umano si ciba di non pi\u00f9 di dodici specie di piante, con una conseguente perdita di principi nutritivi nel cibo che consumiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono proprio i moderni metodi di selezione ad aver contribuito alla diminuzione del numero di colture, con solo circa 30 specie che soddisfano il 95% della domanda mondiale di cibo, tra cui le quattro maggiori colture di base (grano, riso, mais e patate) che la fanno da padrone. Un circolo vizioso innescato ad arte visto che minore \u00e8 la biodiversit\u00e0, con le sue funzioni ecologiche che consentono di rinnovare la fertilit\u00e0 del suolo, di controllare i parassiti e le erbe infestanti, maggiore sar\u00e0 la dipendenza dalle sostanze chimiche. La monocoltura, tipica dell\u2019agricoltura industriale, \u00e8 strettamente e strategicamente connessa a una crescente necessit\u00e0 di prodotti agrochimici, in particolare fertilizzanti e pesticidi. E\u2019 facile allora capire perch\u00e9 le multinazionali del settore siano cos\u00ec interessate a imporre ai contadini i loro semi protetti da propriet\u00e0 intellettuale, sbarazzandosi di tutte quelle variet\u00e0 tradizionali che non rappresentano, dal loro punto di vista, un valore per la biodiversit\u00e0, quanto piuttosto uno scomodo concorrente sul mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le grandi aziende di distribuzione dei prodotti alimentari industrializzati si sono insinuate nei tessuti sociali e distrutto le economie locali e le interazioni quotidiane delle comunit\u00e0. Se vogliamo che la nostra vita quotidiana non venga pi\u00f9 definita dalle logiche dei grandi poteri dell\u2019economia e della finanza globale, \u00e8 fondamentale assegnare all\u2019auto-organizzazione un valore pi\u00f9 alto, dove il nostro lavoro, il nostro territorio, le nostre risorse naturali diventano mezzo ed espressione della vera democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo, a partire dai semi da cui tutto trae origine, diviene allora anche una questione di rivendicazione dei diritti democratici alla salute e alla sovranit\u00e0 alimentare, dei principi di sussidiariet\u00e0 e di precauzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per le economie alimentari locali abbiamo bisogno di cibo locale e per il cibo locale abbiamo bisogno di semi locali, semi nelle mani degli agricoltori. Da sempre gli agricoltori hanno curato e coltivato semi per promuovere diversit\u00e0, resilienza, gusto, apporto nutrizionale, salute, in adattamento agli agro-ecosistemi locali. In tempi di cambiamento climatico, abbiamo bisogno della biodiversit\u00e0 derivata dalle variet\u00e0 degli agricoltori, di capacit\u00e0 di adattamento ed evoluzione. Per millenni i semi sono stati selezionati dagli agricoltori allo scopo di ottenere il maggior numero possibile di variet\u00e0 in continua evoluzione, che si adattassero alle specifiche caratteristiche ambientali e condizioni climatiche di ogni particolare territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per contrastare questo modello distruttivo \u00e8 dunque necessaria la mobilitazione della societ\u00e0 civile ma altrettanto importante \u00e8 creare e promuovere un modello agroalimentare che non ci avveleni, che produca cibo sufficiente, che produca lavoro dignitoso e relazioni sociali e che sia in armonia con la terra. La grande forza della diffusione di un modello agricolo, sociale, economico e comunitario di tipo ecologico \u00e8 nella riconquista di quella autonomia che rende le grandi multinazionali irrilevanti e inutili. E i mezzi per riconquistare la nostra agricoltura, i nostri territori, il nostro cibo, il nostro ambiente naturale sono nelle nostre mani. L\u2019agricoltura biologica ed ecologica e i sistemi alimentari locali sono la risposta alla crisi alimentare, nutrizionale e sanitaria, alla crisi climatica e delle risorse idriche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie<\/p>\n<p><strong>Ruchi Shroff, Navdanya International<\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Voci per la terra, 1 marzo 2021 | Fonte Durante il Seminario per istituire il Forum del Grano, \u00e9 stato dato conto di una lettera dall\u2019India di Ruchi Shroff, direttice della Fondazione Navdanja International. 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