{"id":14908,"date":"2020-04-16T14:20:38","date_gmt":"2020-04-16T12:20:38","guid":{"rendered":"https:\/\/navdanyainternational.org\/?p=14908"},"modified":"2020-04-16T09:09:10","modified_gmt":"2020-04-16T07:09:10","slug":"libero-seme-in-libera-terra-simboli-di-una-nuova-resistenza-planetaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/libero-seme-in-libera-terra-simboli-di-una-nuova-resistenza-planetaria\/","title":{"rendered":"Libero seme in libera terra, simboli di una nuova resistenza planetaria"},"content":{"rendered":"<p>Di Manlio Masucci \u2013 L\u2019Extraterrestre, settimanale ecologista de Il Manifesto, 16 aprile 2020 | <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/libero-seme-in-libera-terra-simboli-di-una-nuova-resistenza-planetaria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fonte<\/a><\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Un continente assediato dagli interessi economici di un impero, una popolazione vessata ed esasperata, un uomo che decide di combattere l\u2019infinitamente grande con uno strumento estremamente piccolo. E\u2019 la storia del mahatma Gandhi e della sua scelta di contrastare e sconfiggere la prepotenza dell\u2019invasore britannico attraverso il simbolo dell\u2019arcolaio, charka in lingua hindi, uno strumento rudimentale utilizzato per dipanare le matasse di cotone. E che il simbolo dell\u2019indipendenza indiana, che arriv\u00f2 addirittura ad essere stilizzato nella bandiera nazionale negli anni \u201940, dovesse essere tale strumento non fu scelta casuale n\u00e9 facile, considerando che all\u2019epoca era gi\u00e0 caduto in disuso e lo stesso Gandhi fatic\u00f2 non poco a procurarsene uno. Eppure quello strumento, cos\u00ec piccolo e antieconomico, rappresent\u00f2 il simbolo perfetto della lotta per l\u2019indipendenza indiana proprio perch\u00e9 era portatore di un messaggio talmente forte da poter dipanare la complessa matassa degli interessi corporativi. Un messaggio, al contempo, estremamente semplice: vivere, secondo le stesse parole del mahatma, senza ferire gli altri e rimodellare il rapporto esistente fra il ricco e il povero, fra il capitale e il lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La forza di quel simbolo contribu\u00ec a unire il popolo indiano e a raggiungere l\u2019obiettivo dell\u2019indipendenza. Non \u00e8 un caso che Vandana Shiva, ambientalista indiana e presidente di Navdanya International, inizi il suo ultimo saggio, <a href=\"http:\/\/www.castelvecchieditore.com\/prodotto\/semi-di-liberta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Semi di libert\u00e0<\/a>, raccontando proprio la storia dell\u2019arcolaio di Gandhi. Cos\u00ec come il rudimentale strumento, scelto dal mahatma per simboleggiare il percorso di indipendenza che il popolo indiano era chiamato a intraprendere, anche i semi conservano, al loro interno, una grande potenza racchiusa in uno spazio molto ristretto. Il simbolo del movimento contro la globalizzazione delle multinazionali pu\u00f2 dunque essere rappresentato alla perfezione proprio da un seme, custode di quella vita sotto attacco, scomposta e ricomposta, etichettata, prezzata e svenduta al miglior offerente.<br \/>\nEd \u00e8 ancora l\u2019India a rappresentare il luogo, fisico e ideale, di questa battaglia che, a vari livelli, riguarda tutto il pianeta. La classe contadina indiana, la pi\u00f9 grande al mondo, affronta oggi una sfida senza precedenti rischiando l\u2019estinzione. La terra \u00e8 infatti ancora il maggiore datore di lavoro provvedendo alla sussistenza di quasi due terzi della popolazione e il seme \u00e8 quindi la maggiore e comune fonte di sostentamento. I contadini non possono per\u00f2 sopravvivere ai monopoli dettati dalle multinazionali che modificano e brevettano i semi per poterli privatizzare. L\u2019indebitamento contratto per l\u2019acquisto dei semi, con i loro kit di fertilizzanti e pesticidi, sta spingendo progressivamente la popolazione rurale fuori dalle loro terre. Orde di contadini si riversano nelle megalopoli, ingolfando i fatiscenti slums e lasciando le loro terre nelle mani dei grandi possidenti e delle grandi monocolture intensive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un seme, insomma, questioni sociali ed ecologiche si intrecciano. L\u2019uniformit\u00e0, il mantra della globalizzazione, \u00e8 una minaccia alla nostra stessa sopravvivenza. La conservazione della diversit\u00e0 \u00e8 la condizione per la libert\u00e0 di tutti, la condizione che permette la fioritura delle alternative nella societ\u00e0 e nell\u2019economia. Il seme nativo \u00e8 dunque l\u2019arcolaio dei nostri giorni, il simbolo della resistenza alla monocoltura e al monopolio. Un\u2019altra agricoltura, conclude Vandana Shiva, \u00e8 possibile ma \u00e8 necessario superare la logica del profitto per tornare a salvaguardare il lavoro degli agricoltori, la salute delle persone, la biodiversit\u00e0 della terra.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Manlio Masucci \u2013 L\u2019Extraterrestre, settimanale ecologista de Il Manifesto, 16 aprile 2020 | Fonte Un continente assediato dagli interessi economici di un impero, una popolazione vessata ed esasperata, un uomo che decide di combattere l\u2019infinitamente grande con uno strumento estremamente piccolo. 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