{"id":14125,"date":"2020-02-17T21:47:56","date_gmt":"2020-02-17T19:47:56","guid":{"rendered":"https:\/\/navdanyainternational.org\/?p=14125"},"modified":"2020-11-30T11:06:54","modified_gmt":"2020-11-30T10:06:54","slug":"un-accordo-per-tutelare-la-biodiversita-agricola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/un-accordo-per-tutelare-la-biodiversita-agricola\/","title":{"rendered":"Un accordo per tutelare la biodiversit\u00e0 agricola"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Di Manlio Masucci &#8211; Terra Nuova, 16 febbraio 2020 | <a href=\"https:\/\/www.terranuova.it\/Il-Mensile\/Un-accordo-per-tutelare-la-biodiversita-agricola\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fonte<\/a> | Intervista tratta dall&#8217;articolo <em>La guerra dei semi, su <\/em><a href=\"https:\/\/www.terranuovalibri.it\/fascicolo\/dettaglio\/terra-nuova-febbraio-2020-9788866815341-236460.html\/?idsp=72\">Terra Nuova di febbraio 2020<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Abbiamo intervistato Jos\u00e9 Esquinas-Alc\u00e1zar, \u00abpadre\u00bb del Trattato internazionale sulle risorse genetiche<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p>Se nel corso degli ultimi millenni l\u2019uomo ha avuto a disposizione pi\u00f9 di 10.000 specie vegetali per il proprio nutrimento, oggi ne abbiamo poco pi\u00f9 di 150. Fra queste, solo 12 coprono l\u201980% dei bisogni alimentari mondiali e 4 di queste, il riso, il grano, il mais e la patata, coprono da sole pi\u00f9 della met\u00e0 dei nostri <strong>consumi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <strong>danni alla biodiversit\u00e0<\/strong> sono stati talmente ingenti che la stessa <em>Fao<\/em>, gi\u00e0 negli anni \u201970, ha dato il via alle negoziazioni per la creazione di un <em>Trattato internazionale sulle sementi<\/em> (<em>UN\u2019s International Treaty on Plant Genetic Resources for Food and Agriculture<\/em>) allo scopo di arginare la <strong>perdita di biodiversit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad oggi, il <em>Trattato<\/em>, entrato in vigore nel 2004 e ratificato anche dall\u2019Italia, \u00e8 l\u2019unico strumento internazionale vincolante che tutela i diritti dei piccoli agricoltori nel conservare e nello scambiare i loro semi all\u2019interno di <strong>sistemi biodiversi<\/strong>. Il <em>Trattato<\/em> prevede una riserva mondiale di risorse genetiche di 64 specie vegetali che, da sole, rappresentano l\u201980% dei nostri <strong>consumi alimentari ortofrutticoli<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un <em>Trattato<\/em> che deve per\u00f2 essere continuamente rafforzato e difeso dai grossi appetiti economici delle <strong>multinazionali<\/strong> del settore, nella consapevolezza del suo inestimabile valore per il futuro dell\u2019umanit\u00e0. Lo scorso novembre si \u00e8 tenuto a Roma il meeting biennale sul <em>Trattato<\/em> che, secondo molti osservatori, \u00e8 stato un fallimento proprio a causa degli enormi interessi delle ditte sementiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo intervistato il professor Jos\u00e9 Esquinas-Alc\u00e1zar, gi\u00e0 segretario della Commissione sulle risorse genetiche della <em>Fao<\/em> e considerato il \u00abpadre\u00bb del Trattato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Qual \u00e8 la sua opinione rispetto all\u2019ultimo incontro biennale sul <em>Trattato<\/em>? Ha portato a degli avanzamenti per la protezione della biodiversit\u00e0 e dei diritti dei piccoli produttori?<\/strong><br \/>\nSe ci concentriamo su quello che era l\u2019aspetto considerato da molti il pi\u00f9 importante, ovvero l\u2019aggiornamento del meccanismo di distribuzione dei benefici, per cui coloro che ricevono le risorse genetiche vegetali incluse nel sistema multilaterale sono tenuti a versare una parte equa dei benefici derivanti dalla commercializzazione dei prodotti, dobbiamo constatare che non \u00e8 stato raggiunto un accordo.<br \/>\nMa non parlerei di fallimento, perch\u00e9 il <em>Trattato<\/em> \u00e8 uno strumento in via di definizione e avendolo curato sin dall\u2019inizio posso vedere tanti aspetti positivi.<br \/>\nIl Trattato si \u00e8 consolidato e oramai \u00e8 un testo \u00absacro\u00bb per tutti. Anche per le industrie sementiere che senza l\u2019accesso alle risorse genetiche non potrebbero lavorare. Siamo poi arrivati alla riunione di Roma con la ratifica degli Usa e del Giappone, avvenuta appena due anni fa, con quasi quindici anni di ritardo rispetto ai paesi europei. Sono inoltre stati fatti passi avanti sui diritti degli agricoltori e si \u00e8 consolidata l\u2019importante iniziativa sul monitoraggio e studio delle buone pratiche che continuer\u00e0 anche nel prossimo biennio.<br \/>\nSiamo in una fase di interpretazione del <em>Trattato<\/em>, soprattutto di quelle parti dove il testo \u00e8 divenuto obsoleto in seguito all\u2019introduzione delle nuove tecnologie. Personalmente preferisco non raggiungere un accordo che farne uno cattivo. Quindi, per quanto concerne il meccanismo della ripartizione dei benefici, \u00e8 stato deciso di rimandare la discussione, anche perch\u00e9 nel frattempo si \u00e8 aperta l\u2019enorme questione della <em>Digital sequence information<\/em>, o <em>Dsi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In che cosa consiste precisamente la <em>Dsi<\/em> e quali sono le problematiche ad essa connesse?<\/strong><br \/>\nIn pratica si tratta della digitalizzazione di tutte le informazioni genetiche relative ai semi. In questo modo \u00e8 possibile migliorare le variet\u00e0 senza avere accesso al seme fisico ma semplicemente utilizzando le sequenze genetiche. Alcuni paesi e le aziende sementiere, quando usano <em>Dsi<\/em>, non intendono riconoscere l\u2019obbligo di distribuzione dei benefici. Ma i contadini hanno sviluppato le variet\u00e0 originali e senza i semi originali dei contadini non ci sarebbe alcuna informazione.<br \/>\n\u00c8 come se si acconsentisse a comprare un libro cartaceo ma si rifiutasse di pagare per la versione digitale dello stesso libro, nonostante i diritti d\u2019autore siano gli stessi. Siamo di fronte a una rivoluzione rispetto al modo in cui concepiamo i semi. Non possiamo permettere che vengano definiti come una mera sequenza di informazioni, perch\u00e9 si tratta di risorse genetiche vere e proprie. Dobbiamo insistere per stabilire questo principio.<br \/>\nFra due anni a Roma dovremo per forza trovare un accordo, perch\u00e9 non ci possiamo permettere di perdere ulteriore biodiversit\u00e0 in un\u2019epoca di <strong>cambiamenti climatici<\/strong> in cui ci sar\u00e0 bisogno di variet\u00e0 resilienti a disposizione di tutti. La cosa \u00e8 cos\u00ec importante che non abbiamo diritto al pessimismo.<\/p>\n<div class=\"embed object-right\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"content-view-embed\">\n<div class=\"class-image\">\n<div class=\"attribute-image\"><img decoding=\"async\" class=\"img-responsive alignleft\" title=\"\" src=\"https:\/\/www.terranuova.it\/var\/terranuova\/storage\/images\/media\/images\/la-guerra-dei-semi\/1410506-1-ita-IT\/La-guerra-dei-semi_medium.jpg\" alt=\"\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 la biodiversit\u00e0 e l\u2019interdipendenza sono cos\u00ec importanti per i nostri paesi?<\/strong><br \/>\nPer rispondere a questa domanda partirei dall\u2019Irlanda. Negli anni \u201940 le coltivazioni di patate, l\u2019alimento base della popolazione, vennero attaccate da un fungo, la peronospora della patata (<em>Phytophthora infestans<\/em>). La carestia che ne segu\u00ec \u00e8 considerata una delle pi\u00f9 grandi catastrofi della storia europea, con la morte di circa due milioni di persone. Qual era il problema? Perch\u00e9 non si riusc\u00ec a far fronte alla malattia? La risposta \u00e8 semplice e ci riporta alla pericolosit\u00e0 del concetto di uniformit\u00e0: alla fine del 1500, vennero introdotte in Irlanda una manciata di patate tutte uguali. Il problema nasceva dal fatto che le patate erano uniformi e la peronospora si riprodusse agevolmente. I conquistadores avevano portato solo quella variet\u00e0.<br \/>\nCome risolvere il problema che minacciava anche il resto d\u2019Europa? Gli agronomi europei dovettero tornare in America Latina, e precisamente in Per\u00f9, dove trovarono le variet\u00e0 resistenti per debellare la malattia.<br \/>\nNel 1971 una malattia del mais ha attaccato tutti gli ibridi americani, facendone strage. Di fronte all\u2019evidenza che le variet\u00e0 commerciali non sapevano adattarsi, gli agronomi cercarono e trovarono le variet\u00e0 resistenti in Africa. La diversit\u00e0 ha salvato l\u2019Europa e gli Stati Uniti. La sola differenza con la grande carestia irlandese \u00e8 che non ci sono stati milioni di morti, ma sono stati persi miliardi di dollari. Ecco spiegata l\u2019interdipendenza, con l\u2019America Latina che risolve i problemi dell\u2019Europa e con l\u2019Africa che risolve quelli degli Usa. In epoca di cambiamenti climatici, la stabilit\u00e0 e l\u2019uniformit\u00e0 sono un suicidio. Questi casi si sono ripetuti e continuano a ripetersi oggigiorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali sono le tutele per i contadini dei paesi in via di sviluppo?<\/strong><br \/>\nGi\u00e0 negli anni \u201970 c\u2019era questo grande paradosso, perch\u00e9 la maggiore diversit\u00e0 \u00e8 nei paesi in via di sviluppo, ma le pi\u00f9 importanti banche del germoplasma sono nei paesi sviluppati. A chi appartengono le risorse genetiche? Secondo la legge, al paese che le conserva. C\u2019era allora bisogno di sviluppare un accordo per assicurarsi che questo materiale rimanesse patrimonio dell\u2019umanit\u00e0, ma anche se cos\u00ec fosse, chi utilizzerebbe le risorse? I paesi ricchi. Per questo parlo di paradosso, perch\u00e9 i paesi pi\u00f9 poveri, che fornivamo la materia prima, dovevano successivamente pagare le royalties sulle sementi.<br \/>\nOra, nel <em>Trattato<\/em>, abbiamo perso il concetto bellissimo di patrimonio umanit\u00e0, ma siamo arrivati a un accordo abbastanza buono che comprende il sistema multilaterale per la distribuzione dei benefici, anche commerciali. I guadagni sulle nuove variet\u00e0 vanno a un meccanismo finanziario internazionale per finanziare progetti a beneficio dei contadini nei paesi in via di sviluppo. Non \u00e8 stato un obiettivo facile. All\u2019inizio gli Usa si erano opposti, rifiutando il principio per cui le multinazionali dovevano pagare una percentuale sui ricavi. Ricordo che nella fase di stallo furono le stesse multinazionali a dichiarare che avrebbero accettato di pagare una percentuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E il fondo funziona?<\/strong><br \/>\nDeve essere assolutamente migliorato, perch\u00e9 fino ad ora ha racimolato pochi soldi. \u00c8 un meccanismo molto burocratico e poi bisogna fidarsi della compagnia che comincia a fare i calcoli sulle percentuali solo dopo la commercializzazione della nuova variet\u00e0, che spesso avviene dopo circa otto anni dall\u2019acquisizione delle risorse genetiche. In realt\u00e0 si dovrebbe pagare l\u2019accesso alle risorse e non dover attendere il risultato del lavoro delle aziende. Insomma, un meccanismo auto-regolatore che fino ad ora non ha funzionato bene, tanto che \u00e8 dovuto essere sostenuto dai fondi volontari dei paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ci pu\u00f2 spiegare in che modo il <em>Trattato<\/em> \u00e8 considerato vincolante e perch\u00e9 \u00e8 importante per agricoltori e consumatori?<\/strong><br \/>\nIl <em>Trattato<\/em> \u00e8 stato ratificato da quasi 150 paesi, fra cui l\u2019Italia. Tutte le nuove legislazioni devono adattarsi. Certo, la concreta applicazione dipende dalle priorit\u00e0 dei paesi. In Italia, per esempio, alcune Regioni hanno deciso di applicarlo in anticipo, senza attendere una legge nazionale.<br \/>\nPer quanto riguarda gli agricoltori, il <em>Trattato<\/em> rappresenta uno strumento contro lo strapotere delle multinazionali. Riconosce i diritti dei contadini, custodi della diversit\u00e0 biologica agricola e delle conoscenze tradizionali. Nulla si oppone allo scambio, alla conservazione e alla coltivazione di variet\u00e0 tradizionali. Per quanto riguarda i consumatori, \u00e8 necessario informarli che senza biodiversit\u00e0 non c\u2019\u00e8 alcuna tutela per la salute.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Vedi anche<\/p>\n<p><a href=\"\/?p=12570\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Pubblicazioni di Navdanya a cura di Terra Nuova Edizioni<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Manlio Masucci &#8211; Terra Nuova, 16 febbraio 2020 | Fonte | Intervista tratta dall&#8217;articolo La guerra dei semi, su Terra Nuova di febbraio 2020 Abbiamo intervistato Jos\u00e9 Esquinas-Alc\u00e1zar, \u00abpadre\u00bb del Trattato internazionale sulle risorse genetiche. Se nel corso degli ultimi millenni l\u2019uomo ha avuto a disposizione pi\u00f9 di 10.000 specie vegetali per il proprio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":14126,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"pgc_sgb_lightbox_settings":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[167,114,49],"tags":[],"class_list":["post-14125","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-i-nostri-articoli","category-interviste","category-notizie","thematic_area-cibo-e-salute","thematic_area-liberta-dei-semi","thematic_area-resilienza-climatica"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/navdanyainternational.org\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/jose_fao-780x405.jpeg","wpml_translations":[{"language_code":"it","post_id":14125,"original":true},{"language_code":"en","post_id":20761,"original":false}],"custom_fields":{"_edit_lock":["1614004881:2"],"_edit_last":["2"],"_wpml_media_featured":["1"],"_wpml_media_duplicate":["1"],"_alp_processed":["1582055801"],"_thumbnail_id":["14126"],"wpl_sidebar_option":["on"],"wpl_featured_image_post":["on"],"wpl_share_buttons":["on"],"_wpml_media_has_media":["1"],"_wpml_post_translation_editor_native":["yes"]},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p9KkNM-3FP","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14125","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14125"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14125\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14134,"href":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14125\/revisions\/14134"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14126"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14125"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14125"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14125"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}