{"id":12284,"date":"2019-09-26T15:44:30","date_gmt":"2019-09-26T13:44:30","guid":{"rendered":"https:\/\/navdanyainternational.org\/?p=12284"},"modified":"2019-10-14T16:30:22","modified_gmt":"2019-10-14T14:30:22","slug":"agroecologia-cose-il-progetto-siamo-fatti-di-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/navdanyainternational.org\/it\/agroecologia-cose-il-progetto-siamo-fatti-di-terra\/","title":{"rendered":"Agroecologia, cos\u2019\u00e8 il progetto \u2018Siamo fatti di terra\u2019"},"content":{"rendered":"<p>La Nuova Ecologia, 25 settembre 2019 | <a href=\"https:\/\/www.lanuovaecologia.it\/agroecologia-cose-il-progetto-siamo-fatti-di-terra\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fonte<\/a><\/p>\n<p><em>L\u2019intervista a Elena Tioli, di Navdanya International, che racconta l\u2019iniziativa di divulgazione promossa da Alce Nero per indagare il delicato rapporto tra la salute della Terra e quella delle persone.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019unica salute lega le persone e il Pianeta: prodotti agricoli e un cibo che nutra in modo corretto non possono provenire da un\u2019agricoltura che sfrutta risorse, terre e persone. Non \u00e8 pi\u00f9 possibile pensare che una vita sana non abbia a che fare con il modo in cui si sceglie di produrre il cibo e vivere la salute a partire da esso. <strong>\u2018Siamo fatti di terra\u2019<\/strong> \u00e8 un progetto ideato da <a href=\"https:\/\/www.alcenero.com\"><strong>Alce Nero<\/strong><\/a>, agricoltori e trasformatori biologici dal 1978, che nasce con lo scopo di riflettere su questi temi, unendo agronomi, nutrizionisti e ricercatori allo stesso tavolo per approfondirne i contenuti, sostanziarli e divulgarli, in collaborazione con il media partner<strong> LifeGate.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i partecipanti agli eventi di \u2018<strong>Siamo fatti di terra\u2019<\/strong> \u00e8 stata coinvolta anche <a href=\"https:\/\/www.navdanyainternational.it\/it\/\"><strong>Navdanya International<\/strong><\/a>. <strong>Elena Tioli<\/strong>, collaboratrice dell\u2019associazione nata in India trent\u2019anni fa grazie all\u2019iniziativa della scienziata, ambientalista e attivista per i diritti umani, <strong>Vandana Shiva<\/strong>, racconta questa realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che cos\u2019\u00e8 Navdanya International?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Navdanya \u00e8 un movimento che nasce per la difesa della sovranit\u00e0 alimentare, della biodiversit\u00e0, dei semi e dei diritti dei piccoli agricoltori in tutto il mondo; combatte contro i veleni in agricoltura e la diffusione degli Ogm, contro i cosiddetti trattati di libero commercio di nuova generazione, la \u2018biopirateria\u2019, il monopolio e i brevetti sui semi. Promuove al contempo un nuovo paradigma agricolo ed economico, una cultura del \u2018cibo come salute\u2019. Navdanya ha come scopo il riscatto dei beni comuni come fondamento di un rinnovato senso di comunit\u00e0, solidariet\u00e0 e di una cultura di pace che inevitabilmente deve ripartire da un rinnovato rapporto con la Terra e con il cibo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il progetto \u2018Siamo fatti di terra\u2019 approfondisce il tema dell\u2019equilibrio tra la salute della terra, intesa come suolo e Pianeta, e quello delle persone. Qual \u00e8 il vostro punto di vista a riguardo? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suolo \u00e8 vita. Un microbioma terrestre ricco significa piante sane, cibi nutrienti, ecosistemi vitali e resilienti. Tutto dipende dal suolo. Per questo \u00e8 fondamentale superare un\u2019agricoltura industriale che lo depaupera con pesticidi e fertilizzanti che, decimando gli organismi in esso presenti, lo rendono sempre pi\u00f9 sterile e inospitale alla vita. Questi metodi produttivi basati sulla chimica non solo distruggono la biodiversit\u00e0 ma non restituendo materia organica al suolo diminuiscono la capacit\u00e0 dello stesso di trattenere l\u2019acqua. L\u20191% di materia organica nel suolo pu\u00f2 contenere fino a 160.000 litri per ettaro, ma senza materia organica il ciclo dell\u2019acqua s\u2019interrompe, desertificando aree. I sistemi agroalimentari che ci privano dei nostri alimenti nutrienti, ci privano cos\u00ec anche dell\u2019acqua. Non solo. Il nuovo rapporto dell\u2019Onu sui cambiamenti climatici, presentato a Ginevra l\u20198 agosto scorso, ha messo nero su bianco la stretta relazione fra il cambiamento climatico e la salute del suolo. \u00c8 tutto connesso: il microbioma del suolo, il nostro microbioma intestinale, il funzionamento del nostro Pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Crediate esista un modello agricolo in grado di preservare questo equlibrio e produrre a sufficienza per sostenere la crescita dell\u2019intero pianeta? Spesso si dice, infatti, che con un modello agricolo sostenibile non saremo in grado di sfamare tutta la popolazione mondiale. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unica strada per garantire a tutti l\u2019accesso al cibo e la possibilit\u00e0 di una vita dignitosa per tutti si chiama <strong>agroecologia<\/strong>. Un\u2019agricoltura basata sul rispetto della terra e della vita, \u00e8 questa la risposta. \u00c8 questa la vera rivoluzione. Ed \u00e8 gi\u00e0 in atto. Secondo quanto riportato dalla <strong>Fao<\/strong> nel rapporto \u2018Stato dell\u2019Alimentazione e dell\u2019Agricoltura 2014\u2019 sono le aziende agricole di piccole e medie dimensioni, per lo pi\u00f9 a conduzione familiare, a produrre circa l\u201980% del cibo a livello globale e a essere cruciali nel nutrire la popolazione mondiale, salvaguardando le risorse e la biodiversit\u00e0. Non gli Ogm, non le monoculture, non l\u2019agrochimica. Dobbiamo quindi ripartire da qui: rimpossessarci delle conoscenze contadine, coltivare nel rispetto della terra e degli esseri viventi, garantire il libero scambio dei semi e il libero accesso alle terre. Questo significa innanzitutto supportare chi della terra si prende cura. Non pu\u00f2 esistere un\u2019agricoltura senza contadini. Dobbiamo sostenere chi produce cibo buono, chi tutela la nostra salute, chi custodisce i semi, chi difende e custodisce pratiche antiche, chi lavora nell\u2019interesse dell\u2019umanit\u00e0 e chi lotta per questo, perch\u00e9 sta lottando anche per la nostra libert\u00e0. Per il nostro diritto alla vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Se doveste fare un esempio di casi in cui questo equilibrio non \u00e8 stato preservato?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutto il mondo ormai l\u2019agricoltura industriale ha soppiantato e sta soppiantando quella tradizionale. Con tutto ci\u00f2 che ne consegue. In <strong>India<\/strong>, dove la cosiddetta \u2018Rivoluzione verde\u2019 \u00e8 arrivata negli anni Settanta a suon di semi geneticamente modificati, brevetti e pesticidi, oggi la popolazione paga un prezzo altissimo per quelle scelte agricole. L\u2019emergenza nutrizionale e quella idrica imperversano a causa dell\u2019imposizione di un modello agricolo basato sulla chimica che ha imposto monocolture e metodi industriali a favore esclusivo dell\u2019agrochimica, a danno delle popolazioni e degli agricoltori. Tra queste quella di cotone Ogm, di soia e di canna da zucchero, imposta ormai 40-50 anni fa dalla Banca Mondiale nella regione del Deccan del Maharashtra. Una zona semi arida in cui la piovosit\u00e0 media \u00e8 di 600 mm. Siccome la canna da zucchero richiede 2.500 mm d\u2019acqua, si \u00e8 dovuto ricorrere a estrarre l\u2019acqua in profondit\u00e0. E cos\u00ec oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 acqua. Non ci sono pi\u00f9 contadini, costretti a svendere le proprie terre perch\u00e9 impossibilitati dai costi di produzione e dai pochi ricavi, e interi paesi sono finiti sul lastrico. E questo succede in tutto il mondo. Dal <strong>Brasile<\/strong> all\u2019<strong>Argentina<\/strong>, dove le coltivazioni di soia Ogm hanno inquinato i suoli, contaminato le falde acquifere e da decenni stanno mietendo vittime. Dal <strong>Costa Rica<\/strong> al <strong>Messico<\/strong>, dove i campi di caff\u00e8, banane e ananas hanno spazzato via foreste e popolazioni locali e indigene, fino all\u2019Indonesia dove le palme da olio hanno sostituito un incredibile patrimonio vegetale e animale. L\u2019importanza del <strong><a href=\"https:\/\/www.navdanyainternational.it\/it\/pubblicazioni-navdanya-international\/manifesto-food-for-health\">Manifesto Food for Health<\/a><\/strong> \u00e8 proprio questa: unire i puntini. Disegnare le connessioni che necessariamente ci sono tra un determinato modello agricolo con l\u2019ambiente, la salute, l\u2019economia e la qualit\u00e0 della vita delle persone. Tutto \u00e8 collegato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Nuova Ecologia, 25 settembre 2019 | Fonte L\u2019intervista a Elena Tioli, di Navdanya International, che racconta l\u2019iniziativa di divulgazione promossa da Alce Nero per indagare il delicato rapporto tra la salute della Terra e quella delle persone. 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